ANCONA – “Ho deciso di dimettermi perché, purtroppo, il progetto che portavo avanti come Segretaria regionale è stato distrutto, in una data precisa: il 28 giugno 2025”. Lo scrive la ormai ex segretaria regionale del Pd Marche Chantal Bomprezzi che si è dimessa giorni fa dall’incarico e fa riferimento all’assemblea regionale dem in cui si approvarono le candidature nelle province per le elezioni regionali del 2025, tra cui quella dell’ex assessore Fabrizio Cesetti in deroga al divieto di terzo mandato.
“In quella data – afferma Bomprezzi – ci fu un’assemblea regionale che non mi scorderò mai. Con una prepotenza, una violenza, e una scorrettezza mai viste, in barba a tutte le regole del partito, a tutto il percorso fatto, a tutti gli accordi presi, con un blitz, si votò una cosa completamente diversa”; “Purtroppo rimasi sola, o quasi, quel giorno, – attacca – a difendere il partito e la giustizia di una comunità di fronte a prepotenza e interessi politici, personali e soprattutto economici, dei singoli. Da quel giorno i fatti sono che non ho più potuto guidare un processo, ma solo subirlo”.
“Sono andata avanti fino ad ora”, scrive, “perché non rappresentavo me stessa. Per quel famoso ‘senso di responsabilità’, per cui prima ‘ci sono le elezioni regionali’, poi perché le cose ‘vanno condivise con il nazionale’, poi ‘perché ora dobbiamo pensare al referendum’, poi ‘perché ora ci sono le amministrative non dobbiamo creare tensioni’. E poi perché, sinceramente, quando si è creduto tanto in qualcosa ed è stato distrutto con un blitz, mi sembrava ingiusto mollare”.
“In questi mesi la mia reputazione è stata presa a picconate: – lamenta Bomprezzi, spiegando il secondo motivo delle dimissioni – prima ero quella che si è fatta le regole da sola per essere eletta in consiglio regionale; poi quella rimasta attaccata alla poltrona (quale? che facevo tutto a gratis e vivo del mio lavoro?); poi quella che ha blindato la candidatura del marito (Dario Romano candidato a sindaco di Senigallia che è stato battuto dal primo cittadino uscente Massimo Olivetti, ndr). Ebbene, quando è troppo è troppo”; “mi sono dimessa perché non voglio essere la causa di tensioni. Voglio che il partito sia libero di discutere, che si abbassino i toni. Soprattutto ora che dobbiamo presentarci come alternativa politica al Paese. Non voglio essere un fastidio, per nessuno”.
Bomprezzi lancia un appello “ai militanti e ai dirigenti per bene del partito marchigiano: siete la maggioranza, ribellatevi alle poche mele marce che continuano a fare danni e a renderci uno dei partiti regionali più litigiosi d’Italia. Non vi fate usare, non abbiate paura. Cercate di approfittare di questo momento di transizione per ripartire, finalmente, con il piede giusto”.
Quanto al partito a livello nazionale, scrive, “state facendo un ottimo lavoro, ma dovete avere più coraggio”; “ritengo che qui nelle Marche si sia persa una grande opportunità di superare le solite divisioni, che non sono altro che personalismi incancreniti nel tempo. Qui c’era una nuova classe dirigente che andava maggiormente aiutata. Credo che li abbiate ascoltati poco, fidandovi di più dei capicorrente locali”.
Dare le dimissioni, ammette, “è stata una delle scelte più dolorose della mia vita. Una scelta comunicata al Partito, che non doveva finire sulla stampa così, senza rispettare fasi e percorsi. Ma come sempre, qualche buon scorretto l’ha fatta trapelare”. Infine il mea culpa, “volevo cambiare un po’ le cose ma non ci sono riuscita.- ammette l’ex segretaria del Pd Marche – Ho fatto tanti errori, non sono stata all’altezza. Ma credetemi, ce l’ho messa proprio tutta”



