La Città di San Severino Marche ha salutato la riapertura del Castello di Pitino. L’intervento di restauro e valorizzazione è stato realizzato grazie ai fondi comunitari europei stanziati nell’ambito del Piano Nazionale Complementare per le aree colpite dal sisma, per un importo complessivo di 1 milione 731 mila euro, gestiti dall’Ufficio del Commissario Straordinario per la Ricostruzione Sisma 2016.

Per l’Amministrazione settempedana si tratta della quarta e ultima opera del Pnc che giunge a compimento, dopo il recupero del giardino storico monumentale “Giuseppe Coletti”, i lavori di rigenerazione urbana di via Cesare Battisti e il ripristino della strada comunale di Straccialena.

I complessi lavori hanno visto una sinergia di diverse imprese tra cui la società Lancia Srl, che ha curato le opere edili, i professionisti de Il Compassom che si sono occupati del meticoloso restauro delle pitture, mentre gli esperti di ArcheoLab hanno diretto con rigore scientifico la parte archeologica.

L’imponente cantiere ha completamente trasformato il complesso attraverso una serie di interventi mirati. Il primo grande passo è consistito nel ripulire l’intera area da cumuli di macerie, rovi e arbusti selvatici, provvedendo contestualmente alla messa in sicurezza delle mura perimetrali rimaste in piedi. Salendo a piedi dall’ingresso principale, il primo fabbricato che si incontra è stato interamente ricostruito nel rispetto assoluto della storia. Basandosi sui vecchi rilievi, l’edificio è stato rifatto identico nelle dimensioni originali, recuperando le pietre originarie per il rivestimento esterno a faccia vista a secco. Oggi questo spazio rinasce come biglietteria e punto informazioni per i turisti ed è stato dotato di locali tecnici e servizi igienici precedentemente del tutto assenti.

Le opere hanno poi interessato il consolidamento della chiesa di Santa Maria della Pietà. La facciata d’ingresso dell’edificio, infatti, si stava pericolosamente ribaltando in avanti. Oltre al consolidamento generale, l’utilizzo di speciali apparecchiature capaci di scansionare il sottosuolo ha permesso di scoprire cavità e stanze sotterranee nascoste che stavano cedendo. Queste sono state svuotate e i pavimenti sono stati rinforzati, mettendo in totale sicurezza le volte interrate. All’interno, i restauratori hanno riportato all’antico splendore i preziosi affreschi e gli apparati decorativi.

Grazie ai lavori si è proceduto poi al recupero della chiesa di Sant’Antonio Abate. In questo piccolo edificio in parte interrato, che presentava la volta parzialmente crollata, sono state rimosse le macerie ed è stato riaperto l’antico ingresso originario che in passato era stato murato.

L’area esterna, prima abbandonata a prato incolto e piena di insidie, è stata interamente recuperata. Sono stati realizzati nuovi percorsi pedonali con una pavimentazione speciale in cemento drenante che fa passare l’acqua piovana senza creare fango, delimitata da cordoli in pietra.

Tutti i percorsi sono stati progettati senza barriere architettoniche per permettere a chi ha difficoltà a camminare, chi usa un bastone o si muove in carrozzina, di passeggiare nel castello in totale comodità.

Inoltre è stato installato un moderno impianto di illuminazione pubblica per valorizzare il castello di notte, rendendolo frequentabile durante le sere d’estate, supportato da un impianto di videosorveglianza direttamente collegato alla Polizia Locale per garantire la massima sicurezza contro i vandalismi.

Il sindaco della Città di San Severino Marche, Rosa Piermattei, ha sottolineato l’importanza vitale di questo recupero per la comunità: “La riapertura del Castello di Pitino è un traguardo che ci riempie di orgoglio. Non restituiamo ai settempedani solo una struttura storica di valore inestimabile, ma un pezzo fondamentale della identità della nostra comunità. Il Castello di Pitino, infatti, da sempre è il custode della nostra sstoria, dei nostri ricordi, delle nosstre radici di settempedani e dell’identità di tutto il territorio di San Severino Marche. Oggi riconsegniamo a tutti un pezzo straordinario della nostra anima collettiva che torna finalmente a vivere”.

Il primo cittadino ha infine lanciato un appello alla struttura commissariale perché siano messi a disposizione i fondi necessari per completare il recupero delle antiche mura del Castello.

Il Commissario straordinario alla Ricostruzione Sisma 2016, senatore Guido Castelli, ha espresso grande soddisfazione per il raggiungimento di un traguardo importante come quello della riapertura al pubblico del monumento: “La riapertura del Castello di Pitino rappresenta un risultato importante del Piano Complementare Sisma e conferma come la ricostruzione possa diventare occasione di rigenerazione, tutela e valorizzazione del patrimonio. Oggi restituiamo alla comunità un luogo che custodisce memoria, identità e paesaggio, un sito straordinario dove si intrecciano oltre duemila anni di storia e che torna finalmente ad essere pienamente fruibile in condizioni di sicurezza.
Pitino è un presidio culturale, un simbolo dell’identità settempedana e un balcone affacciato sulle Marche capace di raccontare il legame profondo tra uomo, territorio e bellezza. Qui la storia incontra la natura e diventa esperienza da vivere, patrimonio condiviso e opportunità per il futuro delle aree interne.
Ringrazio il sindaco Rosa Piermattei, il presidente della Regione Francesco Acquaroli per il costante sostegno al percorso di rilancio dei territori colpiti dal sisma, l’Usr Marche e tutti i tecnici, i professionisti e le imprese che hanno contribuito a questo intervento. La ricostruzione significa anche consegnare alle nuove generazioni luoghi sicuri, accessibili e capaci di continuare a custodire la memoria collettiva, trasformandola in una risorsa per la crescita culturale e turistica del territorio”.

Il Castello di Pitino fu costruito originariamente nel XIII secolo sulla sommità del colle omonimo, a circa 11 chilometri dal centro storico e a 660 metri di altitudine, in una posizione strategica a controllo dell’alta valle del Potenza. Il sito sorge su un antichissimo e ricco insediamento piceno, il più importante dell’entroterra maceratese, che ha visto una vita ininterrotta dal VII al V secolo a.C. testimoniata dalle tre necropoli di Monte Penna, Frustellano e Ponte di Pitino, oltre a reperti risalenti fino al Paleolitico rinvenuti nelle campagne di scavo del Novecento. Secondo alcuni scritti la fondazione successiva si deve al nobile settempedano Marco Petilio nel XII secolo. Nel Medioevo, il possesso strategico del castello scatenò lunghissime controversie armate tra San Severino Marche, Treia, Cingoli, Tolentino e Camerino. Nel 1239 l’imperatore Federico II di Svevia lo cedette al Comune di San Severino, che ne mantenne definitivamente il controllo anche dopo il passaggio sotto il controllo pontificio. L’ultimo assedio storico risale all’estate del 1426, quando fu invaso dalle truppe pontificie in lotta contro la signoria degli Smeducci. Dichiarato di notevole interesse storico-artistico e sottoposto a vincolo nel 1974, il complesso è stato infine acquistato dal Comune di San Severino Marche il 7 gennaio 1988 per avviarne la tutela definitiva