ANCONA – “Noi abbiamo perso nostra figlia, ma non vogliamo che quello che stiamo passando noi venga vissuto da altre famiglie. Bisogna fare informazione, a noi nessuno aveva detto in gravidanza di fare il vaccino della pertosse”, così dicono con grande dignità e forza d’animo la mamma e il papà della piccina di appena 16 giorni deceduta lunedì’ scorso nel reparto di rianimazione dell’ospedale pediatrico Salesi di Ancona. 

Mamma e papà, quarantenni dell’hinterland anconetano, conservano la loro privacy nel momento del dolore più grande e ripercorrono gli ultimi giorni della loro creatura, una figlia arrivata come un miracolo lo scorso 21 gennaio, dopo anni di ricerche. Amata follemente ancora prima del suo purtroppo troppo rapido passaggio su questa terra. 

La cronaca. La piccola sabato scorso dà qualche colpo di tosse e prende meno latte del solito. Mamma e papà la portano al pronto soccorso del Salesi, non ha neanche la febbre. I medici decidono di tenerla una notte in osservazione. Troppo piccina per essere rimandata a casa. La domenica la bimba continua a non mangiare, viene trasferita in rianimazione per avere un’assistenza più intensa da parte del personale infermieristico, raccontano i genitori. Poi la situazione precipita velocemente, la saturazione scende. Nel frattempo parte la terapia, adeguata, ancora prima dell’esito dei tamponi sulla piccolina: pertosse e bronchiolite. I globuli bianchi schizzano a più di 70mila, non c’è più scambio di ossigeno. 

“Signora, ma lei non ha fatto in gravidanza il vaccino per la pertosse” chiedono i medici alla mamma. No, perché tra i vari esami fatti, racconta lei, durante la gravidanza, il ginecologo che la seguiva privatamente ma che lavora all’interno del pediatrico anconetana, non ha mai proposto questa vaccinazione che va effettuata attorno alla 28esima settimana di gestazione in modo da trasferire gli anticorpi al nascituro che invece può essere vaccinato dal secondo mese di vita. 

“Nel reparto di rianimazione ci hanno detto che così piccoli solo 2 bambini su 10 sopravvivono alla pertosse. Sarebbe stato meglio conoscere prima questa triste statistica. Prima di qualche giorno fa non sapevo neanche che malattia fosse la pertosse. Ho fatto tutti gli esami possibili e immaginabili, mi hanno chiesto i vari tamponi prima di partorire ma nessuno mi ha detto di vaccinarmi per la pertosse”, dice la mamma che prosegue: “La beffa in questi giorni è stata anche quella di leggere alcuni commenti alle news in cui si dice che sono no-vax. No, sono una mamma che si è fidata del suo ginecologo e alla quale non è stato detto di questo vaccino e di quanto sarebbe stato importante per proteggere la mia bambina. Mi piacerebbe sapere quanti ginecologi consigliano questo tipo di vaccinazione e da questa tragedia almeno voglio dare un consiglio alle mamme in attesa. Vaccinatevi”. 

Dice il papà: “L’abbiamo portata a casa dopo la nascita e non l’abbiamo esposta ai virus portandola chissà dove. Siamo stati con la cerchia ristretta dei nostri familiari”, godendo della gioia immensa che questo fiorellino d’inverno aveva portato. “Ti dicono di preparare la valigia per il parto al settimo mese per essere pronti, ma non ti dicono del vaccino più importante. Nei vari commenti sui social alla notizia un’altra mamma scrive di aver saputo del vaccino in una cena tra amici.  In tv passa spesso lo spot del vaccino contro lo sfogo di Sant’Antonio ma nessuno parla di quello della pertosse. Se ci fosse stata più informazione forse avremmo ancora nostra figlia tra le braccia. Viva”, dicono ancora i genitori. 

E invece a questa mamma è toccato il compito di vestire per l’ultima volta la sua piccolina e di coccolarla tenendola in braccio con il lenzuolino in cui il personale di rianimazione l’ha avvolta. “Medici e infermieri sono stati eccezionali, hanno pianto insieme a noi”, dicono i genitori. Una dottoressa ci ha portato il gesso per fare il calco delle manine e dei piedini”. Impronte d’immenso amore. E di dolore che almeno non resti invano e che sia da monito per medici e future mamme.