SENIGALLIA – “Non cerchiamo condanne per rivalsa o vendetta, ma solo la verità che inseguiamo da due anni”. Così i genitori di Leonardo Calcina, il 15 enne che si tolse la vita a Senigallia nel 2024, nelle parole affidate all’avvocata Pia Perricci, dopo la svolta nell’inchiesta che ha portato la Procura minorile di Ancona ad indagare quattro giovani, ex compagni di classe. Le ipotesi di reato contestate comprendono atti persecutori e istigazione al suicidio. Notizia, resa nota, proprio ieri dalla legale della famiglia, secondo la quale “l’iscrizione nel registro degli indagati non costituisce un giudizio di colpevolezza, ma rappresenta un passaggio processuale di grande rilievo che conferma la necessità di verificare fino in fondo ogni elemento emerso”, ha detto in una nota.

Dopo una prima archiviazione, le indagini erano state riaperte lo scorso aprile con il contestuale sequestro di alcuni telefoni e l’analisi delle chat. Per i Calcina e il loro difensore, il 15enne avrebbe subito insulti e violenze verbali. Alla luce dei recenti sviluppi, i famigliari hanno rinnovato un altro appello a chi ha visto o saputo qualcosa: “Il silenzio protegge solo i dubbi. Ogni testimonianza può contribuire ad accertare i fatti e a evitare che tragedie come questa si ripetano”, hanno aggiunto. Oltre all’azione legale, i genitori di Leonardo Calcina stanno procedendo anche sul fronte normativo. Hanno infatti depositato una proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre una disciplina che tratti in maniera unitaria il reato di bullismo: la proposta prevede “misure di tutela immediata a favore delle vittime e nel contempo mira a introdurre strumenti di recupero e reintegrazione sociale per chi compie atti prevaricatori, con percorsi educativi e rieducativi che coinvolgano anche il nucleo familiare”.