Le istituzioni a confronto ad Arquata del Tronto. Coordinamento, servizi, infrastrutture e comunità al centro della riflessione sui dieci anni dal sisma. Conclusioni del Ministro Musumeci.

Dieci anni dopo il terremoto che ha profondamente segnato il Centro Italia, il percorso della ricostruzione si conferma una sfida che va oltre il recupero degli edifici: riguarda la capacità di restituire futuro ai territori, garantire servizi, ricostituire le comunità e creare le condizioni affinché cittadini, famiglie e imprese possano continuare a vivere e investire nelle aree colpite. Questi i temi al centro dell’incontro “Centro Italia 2016-2026: il cammino della ricostruzione”, promosso ad Arquata del Tronto dalle 4 Anci regionali coinvolte nel sisma 2016 e il patrocinio di Anci, con la partecipazione dei rappresentanti delle istituzioni locali, regionali e nazionali, coinvolte nel percorso di ricostruzione, del mondo e la presenza del Ministro Sen. Nello Musumeci.

Ad aprire i lavori nei quali si è ricordata la figura del sindaco Aleandro Petrucci, i saluti istituzionali dell’attuale sindaco di Arquata del Tronto Michele Franchi, del sindaco di Ascoli Piceno e presidente di ANCI Marche Marco Fioravanti. Un momento che ha ribadito il valore della collaborazione istituzionale e la centralità dei sindaci, primi interlocutori delle comunità e riferimento quotidiano per i cittadini colpiti dal sisma. L’incontro di Arquata del Tronto ha rappresentato un’occasione per fare il punto sul cammino compiuto e, soprattutto, per rilanciare una visione condivisa della ricostruzione. La rinascita del Centro Italia passa dalla collaborazione tra istituzioni, dalla capacità di ascoltare i sindaci e le comunità, dal recupero del patrimonio, dalla realizzazione delle infrastrutture e dalla garanzia dei servizi essenziali. Ricostruire significa restituire case e spazi pubblici, ma anche lavoro, relazioni, identità e fiducia. Significa creare le condizioni affinché i territori colpiti dal sisma possano tornare a essere luoghi in cui scegliere di vivere, crescere e costruire il proprio futuro. Un cammino ancora aperto, che a dieci anni dal terremoto rinnova l’impegno delle istituzioni verso le comunità del Centro Italia.

L’evento ha previsto due momenti di confronto. La prima tavola rotonda ha coinvolto i Presidenti delle ANCI di Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo per approfondire il ruolo del sistema associativo dei Comuni nel percorso di ricostruzione. Al centro del confronto, la funzione di coordinamento e rappresentanza svolta dalle ANCI a sostegno dei Comuni terremotati e dei sindaci, chiamati a confrontarsi con esigenze complesse e con la necessità di mantenere un dialogo costante con le istituzioni nazionali e regionali. La ricostruzione, è emerso, non può essere considerata soltanto una questione edilizia. La ripartenza passa dalla capacità di garantire servizi essenziali, a partire dalle scuole, di sostenere il lavoro e le attività economiche, di tutelare il diritto a restare e di ricostruire il tessuto sociale. Un percorso che richiede anche una nuova visione urbanistica dei territori, capace di ripensare gli spazi, valorizzare le peculiarità locali e affrontare le fragilità che caratterizzano le aree interne.

La seconda tavola rotonda ha visto il confronto tra i rappresentanti delle Regioni Marche, Lazio, Abruzzo e Umbria. Il dibattito ha posto l’accento sul ruolo delle infrastrutture e sulla necessità di procedere con una ricostruzione pubblica e privata in grado di accompagnare la rinascita dei territori. Non soltanto edifici e opere, ma condizioni concrete per ricostituire le comunità, favorire la mobilità e rendere nuovamente accessibili e vivibili le aree colpite. Particolare attenzione è stata dedicata alle vie di fuga e alla sicurezza, elementi imprescindibili per territori caratterizzati da una significativa fragilità geomorfologica e da una posizione spesso marginale rispetto ai principali assi di collegamento. La dimensione dei territori di confine è stata inoltre richiamata come elemento da superare attraverso politiche integrate e una collaborazione istituzionale capace di valorizzare le specificità locali, senza lasciare indietro le comunità più distanti dai grandi centri.

Al confronto si sono aggiunti i contributi del vescovo di Ascoli Piceno S.E. Mons. Gianpiero Palmieri e del Commissario straordinario per la ricostruzione Sisma Centro Italia 2016 Sen. Guido Castelli. Mons. Palmieri ha sottolineato l’importanza di recuperare il patrimonio storico-artistico e di riconoscere nella cultura un veicolo fondamentale per la promozione dei borghi. I luoghi simbolo della ricostruzione e i luoghi di culto rappresentano elementi di identità e aggregazione, attorno ai quali è possibile ricostituire il senso di appartenenza e la coesione delle comunità.

Il senatore Guido Castelli ha ripercorso la propria esperienza nella ricostruzione, vissuta in diverse fasi e da differenti prospettive: prima come sindaco, poi come assessore regionale con delega alla ricostruzione e infine come commissario straordinario incaricato dal Governo. Un percorso personale e istituzionale che testimonia la complessità della gestione post-sisma e la necessità di un impegno continuativo, fondato sulla conoscenza diretta dei territori e delle esigenze delle comunità.

Le conclusioni sono state affidate al ministro per la Protezione Civile e le Politiche del mare Sen. Nello Musumeci, che ha richiamato il valore del sistema italiano di Protezione Civile, riconosciuto come un’eccellenza, e la necessità di rafforzare le politiche di prevenzione. La fragilità del territorio italiano, e in particolare delle aree interne, impone un cambio di prospettiva: investire nella sicurezza prima che si verifichino nuove emergenze, attraverso interventi strutturali, pianificazione e una strategia di lungo periodo. In questo quadro, il ministro ha richiamato l’importanza delle risorse destinate alla prevenzione e degli obiettivi previsti dal Piano Nazionale Strategico per le Aree Interne, sottolineando come la tutela dei territori più vulnerabili debba accompagnarsi alla capacità di garantire servizi, opportunità e prospettive di sviluppo.

Le voci di alcuni protagonisti:

Così Marco Fioravanti Sindaco di Ascoli Piceno e Presidente di Anci Marche: “A dieci anni da quei tragici eventi, ritrovarci qui significa fare memoria, ma anche guardare avanti con responsabilità e determinazione. Significa riconoscere il lavoro svolto, ringraziare quanti si sono impegnati e continuano a impegnarsi nella ricostruzione e, allo stesso tempo, avere il coraggio di affrontare ciò che ancora resta da fare. La ricostruzione non è soltanto una questione di edifici, infrastrutture e cantieri. È, prima di tutto, una questione di persone, di comunità e di futuro. La ricostruzione, infatti, può avanzare davvero soltanto attraverso una collaborazione concreta tra istituzioni e nella capacità di lavorare insieme. Ma oggi dobbiamo compiere anche un passo ulteriore: passare dalla ricostruzione alla rinascita dei territori.

Non basta ricostruire ciò che il terremoto ha distrutto ma dobbiamo contrastare lo spopolamento che era già un problema dibattuto prima del sisma e che la calamità ha inevitabilmente accelerato. Un territorio è davvero ricostruito quando le persone scelgono di restarci, quando una famiglia può immaginare qui il proprio futuro, quando un giovane può trovare opportunità di vita e di lavoro. Le Marche conoscono bene questa sfida. I nostri borghi e le nostre aree interne custodiscono un patrimonio straordinario di storia, cultura, paesaggio e tradizioni. Difenderli significa difendere una parte fondamentale dell’identità della nostra regione e dell’intero Paese.

Così Pierluigi Biondi sindaco dell’Aquila e Presidente Anci Abruzzo: “Dieci anni dopo il sisma del 2016, ritrovarci ad Arquata del Tronto ci ricorda che la ricostruzione si fa insieme, a partire dai territori. Per questo Anci è al fianco dei Comuni, per sostenerli, rappresentarne le esigenze nelle sedi istituzionali e rafforzarne la capacità di affrontare le sfide della ripartenza. Un impegno che trova riscontro nell’attenzione del Governo, anche attraverso le misure previste nella legge di Bilancio, e nell’azione del commissario Guido Castelli per migliorare il coordinamento tra i diversi livelli istituzionali. L’esperienza dell’Aquila ci ha insegnato che ricostruire gli edifici non basta: bisogna ripristinare anche le condizioni per vivere e restare nei territori. Scuole, servizi, lavoro e opportunità per i giovani sono elementi essenziali. È la direzione in cui si inseriscono il percorso dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 e il confronto avviato a Bruxelles sul futuro delle Capitali europee della Cultura: fare del patrimonio e della creatività una leva strutturale di rigenerazione e sviluppo. La vera sfida è dare prospettive alle comunità dell’Appennino centrale, perché il risultato più importante sarà consentire a un giovane di scegliere liberamente di costruire qui la propria vita”. Così il sindaco dell’Aquila e presidente Anci Abruzzo, Pierluigi Biondi.

Così Daniele Sinibaldi, Sindaco di Rieti e Presidente di Anci Lazio: “A dieci anni dal sisma del 2016, l’incontro di Arquata del Tronto rappresenta un momento importante per riflettere sul percorso della ricostruzione e sulle prospettive future dei territori dell’Appennino centrale. In questi anni, grazie all’impegno congiunto delle istituzioni nazionali, delle Regioni, della struttura commissariale e delle amministrazioni locali, sono stati compiuti passi significativi, in un percorso complesso che richiede ancora attenzione, continuità e responsabilità condivisa. I Comuni hanno svolto un ruolo fondamentale, garantendo la vicinanza alle comunità e contribuendo quotidianamente alla ripartenza dei territori. Oggi la sfida è accompagnare alla ricostruzione materiale una più ampia prospettiva di sviluppo, capace di contrastare lo spopolamento, rafforzare i servizi e creare nuove opportunità. Come ANCI Lazio, insieme alle ANCI di Abruzzo, Marche e Umbria, vogliamo continuare a sostenere questo percorso, nella convinzione che la collaborazione istituzionale sia lo strumento indispensabile per restituire stabilità e futuro alle comunità colpite”

Così Federico Gori, Presidente ANCI Umbria: «A dieci anni dal sisma che ha colpito il Centro Italia, la ricostruzione rappresenta ancora una grande questione sociale e politica nazionale. Non basta ricostruire edifici e infrastrutture: occorre restituire vita, opportunità e futuro alle comunità. Il terremoto ha aggravato fragilità già presenti, come lo spopolamento, la carenza di servizi e la mancanza di opportunità lavorative. Il diritto di restare e quello di tornare devono diventare obiettivi concreti delle politiche pubbliche, attraverso investimenti nella sanità, nella scuola, nei collegamenti e nello sviluppo economico. Vivere in un piccolo Comune o in un’area interna non può significare avere meno diritti. In questa sfida i Comuni devono essere protagonisti, sostenuti da una forte collaborazione tra Governo, Regioni e istituzioni locali. L’iniziativa di Arquata del Tronto rappresenta un’importante occasione per riaffermare questa responsabilità condivisa. Il successo della ricostruzione non si misurerà soltanto dagli edifici recuperati, ma dalle famiglie che torneranno, dai giovani che sceglieranno di restare e dalle comunità che ritroveranno fiducia nel futuro. Ricostruire significa garantire alle persone la libertà di scegliere dove vivere, una responsabilità che riguarda l’intero Paese».

Sen. Guido Castelli, Commissario alla Ricostruzione Sisma 2016: “A dieci anni dal sisma, l’opera di ricostruzione dell’Appennino centrale ci consegna risultati importanti, ma anche responsabilità e sfide che dobbiamo continuare ad affrontare insieme. Il cambio di passo realizzato è stato reso possibile da quella governance multilivello che vede protagonisti il governo, le quattro regioni coinvolte e i sindaci. Ai primi cittadini, in particolare, va il mio ringraziamento: sono le sentinelle dei territori e le guide delle nostre comunità. I sindaci continuano a essere un presidio insostituibile ai quali mi lega una costante collaborazione. La presenza ad Arquata del Ministro Musumeci, protagonista di interventi strategici come il Ddl sulla ricostruzione post-calamità e le misure per il contrasto al dissesto idrogeologico, testimonia l’impegno e l’attenzione costante del Governo Meloni nei confronti delle nostre terre. Il cammino sinodale verso la rinascita dell’Appennino centrale prosegue, con impegno, rigore e spirito collaborativo”

Sen. Nello Musumeci, Ministro della Protezione Civile: “Le ricostruzioni costano molto e durano tanto. Lo Stato negli ultimi 50 anni ha speso 132 miliardi per le ricostruzioni dopo le calamità naturali. Questo è il più grande cantiere. Ricostruire bene non significa ricostruire dov’era e com’era se quel territorio è fragile. E’ stata adottata in questo cantiere ogni misura per evitare che la trasparenza fosse il riferimento e per evitare ogni infiltrazione. La prevenzione è un tema che non piace alla stampa, agli amministratori locali e ai cittadini ma è necessario pensarci prima. La prevenzione sia la parola d’ordine prima di emergenza, prima di ricostruzione abbattendo il muro dell’indifferenza. Non siamo fatti per la prevenzione e quando percepiamo il rischio non dobbiamo attendere che ci pensino gli altri”.