ANCONA – “Una figura che va oltre la storia di una mirabile città o di una regione, ma simbolo dell’intero Paese”. Con queste parole il presidente del Consiglio regionale, Dino Latini, ha definito Carlo Bo nel corso della cerimonia odierna con la quale è stato intitolato allo studioso e accademico il secondo piano della sede dell’Assemblea legislativa a piazza Cavour.

“Palazzo delle Marche deve essere il deposito della nostra storia culturale – ha aggiunto il presidente – custode di esempi di vita per la crescita non solo delle nuove generazioni ma di tutti i cittadini, e Carlo Bo è un testimone indelebile di determinazione, che nel corso del tempo ha ampliato gli orizzonti spingendosi fino ad abbracciare l’intera regione in ogni sua parte e dimensione, instaurandoci una sintonia piena e perfetta”.

L’iniziativa è stata condivisa con l’Università degli studi di Urbino, di cui Bo è stato rettore per oltre mezzo secolo, che dal 2003 porta il suo nome. “Da sempre – ha sostenuto il rettore Giorgio Calcagnini – Bo ha trasmesso a docenti e studenti una visione rivolta al futuro, l’importanza della formazione, il rapporto con il territorio da valorizzare. Grazie alla sua lungimiranza Urbino oggi conta quindicimila studenti, con un tasso di residenza che sfiora il 100%”. Un dato, quello dell’accoglienza urbinate, sottolineato anche dal vicepresidente del Consiglio regionale, Andrea Biancani, secondo il quale “Bo è stato capace di intuire in anticipo l’importanza di creare un legame tra la città e gli studenti, garantendo a tutti, anche ai meno abbienti, l’opportunità di accedere agli studi, offrendo servizi e alloggi”.

La profonda traccia lasciata dall’intellettuale, originario della Liguria, ma vissuto fin dal 1938 ad Urbino, è stata ricordata anche dai consiglieri regionali Carlo Ciccioli e Maurizio Mangialardi. Presenti anche i consiglieri Luca Serfilippi, Marco Ausili, Luca Santarelli e il Garante regionale dei diritti Giancarlo Giulianelli.

Un ricordo dell’intellettuale umanista è stato tracciato dai docenti Roberto Danese, in rappresentanza della “Fondazione Carlo Bo e Marise Bo per la letteratura europea”, Graziella Carassi e Ilario Favaretto, e dal presidente del Premio Gentile da Fabriano, Galliano Crinella. Nel corso della cerimonia sono intervenuti anche il presidente del Consiglio comunale di Urbino, Massimiliano Sirotti, e il prorettore dell’Università di Camerino Andrea Spaterna. Presenti anche numerosi rappresentanti di autorità civili e militari.

La profonda fiducia di Carlo Bo nelle lettere e nella cultura sarà ricordata a Palazzo delle Marche dalla citazione in calce alla targa scoperta al termine della cerimonia, “In un mondo minacciato, la letteratura dovrebbe essere una guida, non un rifugio”.