SENIGALLIA – “L’ospedale di comunità? Un risultato storico, molto importante per la nostra città”. Sono le parole con cui Massimo Olivetti, sindaco di Senigallia (Ancona), commenta l’annuncio della giunta regionale. Tra le 21 strutture previste che permetteranno di avere 511 posti letto in tutte le Marche, infatti, 20 saranno riservati alla spiaggia di velluto e alla vallata Misa Nevola.
Un modo per alleggerire la pressione sul nosocomio senigalliese a cui contribuiranno anche gli ospedali di comunità previsti ad Arcevia, Sassoferrato e Chiaravalle (Ancona). “E’ una risposta che ci riempie di soddisfazione – continua Olivetti – che mette fine alle speculazioni politiche che abbiamo ascoltato finora”.
“Ma soprattutto parte da un progetto su cui stavamo lavorando come amministrazione, insieme con la fondazione Città di Senigallia, già da tre anni. In molti non ci credevano che avremmo raggiunto questo risultato, oggi è una realtà”.
Una rete socio sanitaria così riorganizzata permetterà secondo il consigliere regionale Corrado Canafoglia (Fratelli d’Italia) di “decongestionare alcuni reparti dell’ospedale cittadino che sono in difficoltà. Accoglierà pazienti che non richiedono più l’ospedalizzazione, perché è passata la fase acuta della malattia, ma che ancora non possono essere curati a casa”.
Rilevante anche la questione economica: “un paziente in ospedale costa anche mille euro al giorno – continua il consigliere nonché commissario straordinario della fondazione ‘Città di Senigallia’ – mentre in altre strutture può scendere fino a 150 euro al giorno”.
Tra le ipotesi in campo c’è proprio quella che prevede la sede nei locali della fondazione, un ente socio assistenziale ancora alle prese con difficoltà finanziarie legate a passivi molto pesanti accumulatisi negli anni e a un debito milionario con Società Autostrade. Complesso l’iter che dovrebbe prevedere anche una gara pubblica per la definizione delle sedi. Al momento non sono stati resi noti dati sul personale da impiegare, sulle attrezzature, sulle risorse economiche da versare per il funzionamento della sanità pubblica così riorganizzata.



