ANCONA – Segnale positivo per le esportazioni marchigiane nei primi sei mesi del 2026. Secondo i dati elaborati e commentati da Confindustria Marche, le vendite all’estero della regione registrano un +9,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, battendo la media nazionale stopped al +4,5%. Un risultato spinto dal boom dei mezzi di trasporto (+72,5%) e della cantieristica navale, insieme a macchinari (+13,8%) e tecnologia.

La lettura di Confindustria: “Ripresa selettiva”

Se il dato complessivo sorride alla regione, il presidente di Confindustria Marche, Roberto Cardinali, invita alla prudenza. “Il ritorno in positivo è un segnale importante – spiega –, ma la crescita è fortemente trainata dalla cantieristica navale, caratterizzata da grandi commesse e flussi irregolari. Al netto della farmaceutica e della cantieristica, l’aumento dell’export regionale si attesta attorno al 2%. È una ripresa reale, ma ancora selettiva”.

A soffrire sono infatti comparti storici della manifattura marchigiana come il tessile-abbigliamento-pelli (-7,1%), il mobile (-10,1%) e la gomma-plastica (-7,7%).

I mercati: vola il Nord America

A livello geografico si registra un vero e proprio exploit delle vendite verso l’America Settentrionale (+85,8%), legate in particolare ai flussi dei mezzi di trasporto. Bene anche il mercato europeo (+6,9%), mentre arretrano le spedizioni verso il Medio Oriente (-29,5%) e l’Asia Orientale (-11,9%).

Il quadro provinciale: Ancona trascina, in affanno le altre province

Le dinamiche territoriali evidenziano fortissime differenze tra i distretti industriali:

  • Ancona (+27,5%): è la provincia trainante, spinta dalle prestazioni dei mezzi di trasporto (+88,7%) e della meccanica.
  • Pesaro Urbino (+6,0%): tiene il segno più grazie a agroalimentare (+25,3%) e metallo, pur a fronte del calo del mobile (-9,5%).
  • Macerata (-5,4%): risente delle flessioni nel settore moda (-9,7%), nella chimica e nel mobile.
  • Fermo (-6,2%): soffre per il momento no della filiera calzaturiera e della pelle (-9,4%), nonostante il picco nei settori tecnologici.
  • Ascoli Piceno (-4,2%): registra una lieve flessione dovuta al settore farmaceutico (-2,0%) e alla contrazione della gomma-plastica.

“Resta fondamentale – conclude Cardinali – sostenere gli investimenti e l’innovazione per trasformare il rimbalzo di grandi flussi in una crescita diffusa e stabile per tutto il sistema manifatturiero”.