ANCONA – “Sono molto abbattuto, avrei voluto regalare dei successi nel calcio e non ci sono riuscito. Quindi sento di non aver dato quello che avrei voluto. C’è rammarico, delusione, rabbia, un mix di sentimenti. Faccio fatica a descrivere tutto con una parola. Non c’è soddisfazione per quello che i miei quattro anni di presidenza sono riuscito a fare”. In attesa dell’annunciata conferenza stampa Stefano Marconi, presidente dell’Anconitana, è tornato a parlare e lo ha fatto a Radio Conero.

“Le responsabilità me le prendo tutte, però io farei una distinzione tra la polemica che nel calcio è anche bella, una delle sue componenti; la critica che è strettamente correlata ai risultati e va accettata; poi ci sono gli insulti, perché prima di fare il presidente sono una persona e ho una soglia di sopportabilità per gli insulti, non li accetto (la notte scorsa un nuovo striscione firmato Curva Nord è stato appeso all’ingresso dell’azienda del patron, ndr)”.

“Quest’anno la stagione è stata fallimentare, io che sono il presidente sono il primo a dirlo. Probabilmente non avevamo gli attributi per vincere il campionato. Il budget? Qual è la cifra che si dovrebbe mettere per vincere l’Eccellenza? Evidentemente altri hanno speso meglio di noi. Recchi? Non è giusto si prenda tutte le colpe lui, piuttosto vanno divise tra tutte le componenti”.

“Il perché della mia decisione di lasciare? Rimando ogni risposta alla conferenza stampa che avevo anticipato e che voglio organizzare al più presto. Pieroni? C’è stata una rescissione contrattuale, ribadendo i buoni rapporti che ci sono tra le parti, ognuna delle quali è poi andata per la propria strada”.

“Ho parlato telefonicamente con Andrea Di Lucente, mi ha dimostrato il suo interesse per la società, mi ha raccontato anche di rappresentare una cordata, ci vedremo probabilmente la settimana prossima. Di Ancona invece non mi ha chiamato nessun imprenditore. L’Anconitana non è in vendita, nel senso che non chiedo nulla a livello di denaro, ma non la darò al primo viandante e prenderò tutte le precauzioni possibili che saranno nelle mie facoltà, per non avere un domani la responsabilità di avere consegnato una società importante in mano a gente che ha altri interessi. L’Amministrazione Comunale non può esercitare un potere discrezionale sui potenziali interessati, ma possono esprimersi se c’è qualcosa che non va. A chi verrà dopo di me dico di fare un’assemblea pubblica nella quale devono intervenire i tifosi che sono l’asset più importante e che possono decidere se le candidature saranno degne di portare avanti la storia dell’Anconitana, anche perché hanno in mano la gestione dei marchi sportivi”.

Piero Mancini, ex presidente dell’Arezzo

Nel frattempo, nella serata di giovedì, lo stesso Marconi si è incontrato a cena con Piero Mancini, ex presidente dell’Arezzo: “l’interesse non è tanto mio quanto di un carissimo amico che avrebbe la disponibilità di acquisire l’Anconitana e io gli darei una mano – ha confermato lo stesso Mancini al telefono -. Ho ricevuto una buona impressione del presidente Marconi, ma l’ho trovato stanco e amareggiato per i risultati maturati. Adesso sarà sua la scelta che sono certo farà per il bene della società e della tifoseria. Perché Ancona? E’ un capoluogo di regione, un territorio importante, una città di tutto rispetto; Ancona secondo me è ambita da tanti e non è giusto che per troppi anni il calcio vero non ci sia più. Il mio ruolo eventuale nell’Anconitana? Metterei a disposizione la mia esperienza, le mie conoscenze e le mia amicizie che ho maturato nel mondo del calcio in questi anni”.