Come fronteggiare il “panico da acquisti” in tempi di minaccia di guerra. Il punto di Anna Fata per la rubrica Lune-dì Benessere
In che modo pensiamo, sentiamo, agiamo nei momenti di rischio di sopravvivenza
Nel corso delle puntate precedenti di questa rubrica abbiamo compreso, tra le altre cose, che molto del nostro benessere dipende da noi. E’ una nostra responsabilità, un impegno, un dovere verso noi stessi e la nostra persona. Senza dubbio, in quanto tale, è anche una libera scelta, consapevolmente o inconsapevolmente deliberata e perseguita.
Certamente le circostanze educative, culturali, familiari, sociali, locali, nazionali, mondiali, economiche, sanitarie, nonché le variabili di personalità, le disposizioni e inclinazioni personali possono incidere, più o meno ampiamente, su questi processi.
L’ago della bilancia finale, però, possiamo decretarlo solo noi.
Solo noi possiamo essere consapevoli e responsabili del nostro sentire, pensare e soprattutto agire. Ci sono evenienze, parti di noi, dell’ambiente su cui possiamo intervenire, modificare, annullare, creare. Ce ne sono altre che non è in nostro potere variare e come tali devono per forza essere accettate. Pacificamente. Dentro di noi in primis. Che ci piaccia o noi. Possibilmente mantenendo un fondo di serenità ed equilibrio, per quanto possibile.
In queste ultime settimane, chi più, chi meno, siamo stati investiti dalla ampia corrente delle notizie che ci giungono da qualche migliaio di chilometri di distanza e che hanno ripercussioni dirette su di noi, su vari fronti, umanitario, politico, sociale, economico, culturale, etico, morale.
Stiamo parlando della recente guerra scoppiata tra Russia e Ucraina che sembra avere forse definitivamente scalzato dagli onori della cronaca due lunghissimi, interminabili, dolorosi anni di pandemia mondiale.
Tra le tante reazioni emotive e mentali provate, specifiche e peculiari per ciascuno di noi, di fondo abbiamo tutti sentito, più o meno inconsciamente una minaccia, vera o presunta, diretta o indiretta, alla nostra sopravvivenza.
E’ un riflesso innato, atavico, per certi versi animalesco che scatta in noi in condizioni di emergenza e di crisi improvvisa.
Come abbiamo reagito?
Se e come la cultura può mediare ai nostri istinti?
Quali sono state le ripercussioni più immediate e dirette?
Perché abbiamo preso d’assalto i supermercati, le farmacie e altri negozi con beni detti di “prima necessità”?
Esistono modi per affrontare più serenamente questo delicato momento socio esistenziale?
A questo e molto altro cercheremo di rispondere nelle riflessioni a seguire.
* Il ruolo dei giornalisti e dei media
* Alla ricerca dell’ultimo pacco di farina
* Quando scatta il “panico da acquisto”
* Perché un pacco di pasta non è un semplice pacco di pasta
* Quando la frenesia da acquisti diventa una patologia
* Come acquistare bene e vivere in serenità
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Il ruolo dei giornalisti e dei media
Oggi i modi, i mezzi, gli strumenti tramite i quali veniamo a conoscenza di quanto accade attorno a noi, a maggiore o minore distanza, sono innumerevoli. Ciascuno ha le sue abitudini e preferenze.
Televisione, radio, siti web, blog, social media, sistemi di messaggistica e gruppi dedicati: questo e molto altro può contribuire a creare in noi uno spaccato della realtà, più o meno veritiero e accurato.
Non si tratta di meri fatti, accadimenti, ma vere e proprie interpretazioni della realtà e del mondo. Non stiamo parlando di censura deliberata, almeno nei Paesi democratici in cui vige libertà di espressione, ma quantomeno di scelta di cosa parlare, come, quando, dove, con che toni, parole. Tutto questo crea inevitabilmente una interpretazione, con ovvie ripercussioni ed effetti sui piani mentale, emotivo, fisico di ciascuno di noi.
Molti dei nostri comportamenti, pensieri, scelte sono dettate proprio da quanto crediamo di sapere.
Assistere continuamente a notizie e immagini di scaffali vuoti nei supermercati, carrelli della spesa stracolmi, sguardi e parole preoccupate, allarmate, spaventate di persone, clienti, imprenditori, fornitori, gestori non ha certamente aiutato a mantenere la calma.
Un senso di crescente urgenza, allarmismo, fretta, preoccupazione, panico – già in parte ancora in funzione dopo due anni di usura mentale, emotiva, fisica, dovuta alle restrizioni della pandemia – nel giro di poche ore o giorni è esploso.
Ci si è cautelati come si è potuto. La prima cosa che sorge in noi è la percezione di minaccia della sopravvivenza, nostra e della nostra famiglia, di cui il capofamiglia, uomo o donna che sia, è responsabile.
Siamo dovuti correre, chi più, chi meno, ad emulare quel che sembrava che avessero fatto gli altri, per non restare senza, per non morire di fame, per prepararsi ad un periodo di rinunce, carestie, guerre.
Alla ricerca dell’ultimo pacco di farina
Nei punti vendita per alcuni giorni si è assistito alle scene più improbabili e inattese nella nostra società dell’opulenza, della varietà, della disponibilità 7 giorni su 7 dei beni di prima necessità, oltre a molto altro, detto “superfluo”.
Si sono viste file interminabili presso i distributori di carburante, carrelli stracolmi nei supermercati, liti per strappare l’ultima farina specifica per preparare il pane a casa. Perché anche se non lo so fare, anche se non l’ho mai fatto, chissà, magari un giorno potrei averne bisogno. Questi i pensieri più ricorrenti che ci hanno alimentato la mente.
Gli scaffali vuoti, anche per giorni – non per reale mancanza dei prodotti, ma perché la nostra velocità di accaparramento dei prodotti era tale che gli stessi addetti non facevano in tempo ad esporre la merce che immediatamente veniva depredata, così come perché gli acquisti nella Grande Distribuzione Organizzata vengono effettuati su base previsionale e non era certo previsto un nostro accorrere e smantellare tutte le scorte nel giro di poche ore – hanno contribuito a inculcare in noi un senso di urgenza, emergenza, paura.
E’ scattato in noi il cosiddetto “effetto emulazione”: in circostanze di ambiguità, smarrimento, confusione, non conoscenza delle circostanze presenti e future, si tende a imitare il comportamento di chi ci sta attorno.
E’ sorto un improvviso senso di urgenza, competizione, di vera e propria lotta per aggiudicarsi l’ultimo, sparuto, mezzo germogliato pacchetto di patate. Perché, alla peggio, meglio che niente, va bene anche quello.
In verità, dall’esterno noi interpretiamo i comportamenti altrui, ma non abbiamo gli elementi di realtà per farlo, in quanto in molti casi ci sono in parte o completamente sconosciuti.
Magari dietro un carrello stracarico c’è solo una famiglia numerosa, oppure una doppia spesa, per la propria famiglia, e per i genitori anziani. Probabilmente ci sono abitudini di spesa che prevedono una unica spesa ampia al mese o alla settimana e pochi rabbocchi del fresco progressivamente nel corso dei singoli giorni.
Dall’esterno ciò che compie l’altro può sembrare strano, peculiare, incomprensibile, eccessivo. Semplicemente ha delle ragioni differenti dalle nostre, non giuste, né sbagliate. E noi, umilmente, dovremmo ammettere che magari non le conosciamo, o semplicemente differiscono dalle nostre.
Quando scatta il “panico da acquisto”
In realtà, anche se siamo ormai avvezzi ad avvalerci del termine “panico” per fare riferimento ad una forma di paura devastante, improvvisa, paralizzante, angosciante, soffocante, al limite, mortifera, in realtà questa espressione viene molto spesso impiegata a sproposito.
E’ il caso della espressione “panico da acquisti”, con cui si è definita ultimamente questa nostra fuga verso l’acquisto massiccio, istantaneo, compulsivo.
Pare che con questa forma ci si voglia riferire a un comportamento in risposta a uno stress ambientale o di altri momenti di incertezza, quali pandemie, guerre, cambi di governo politico, disastri naturali.
In esso si verifica un improvviso aumento nel consumo e quantità di uno o più beni necessari provocato da situazioni avverse, che risultano da disparità tra domanda e offerta. A ciò si associano forti emozioni negative.
Pare sia innescato da incertezza, ansia, paura, sfiducia, percezione di crisi, conformismo sociale. Lo si vive come mezzo per affrontare la situazione, controllare, rassicurarsi, cautelarsi, sopravvivere.
Si cerca in questo senso un po’ di sollievo a ansia, stress, paura, depressione, angoscia, incertezza, confusione, si tenta di riottenere un po’ di fiducia, controllo, prevedibilità. E’ favorito da intolleranza, impazienza, carenza di comprensione e compassione.
Scaturisce soprattutto nei momenti in cui non si sa prevedere quando l’emergenza potrà terminare, quale sarà il suo esito, se le risorse saranno sufficienti per tutti, e, al limite, se si sopravviverà.
Di fondo pare che aleggi anche una forte sfiducia nei confronti del Governo in carica.
Perché un pacco di pasta non è un semplice pacco di pasta
I famosi “generi di prima necessità”, e per primo il cibo, non hanno esclusivamente un valore materiale, di nutrimento del corpo, di sussistenza, ma oggi più che mai hanno una portata simbolica.
Ne sono prova il proliferare di corsi, programmi, riviste, blog di cucina, menu gourmet sempre più alla portata di tutti, linee “di lusso” anche nei discount più popolari, preferenze personali, consuetudini, tradizioni, condivisione sociale, familiare o anche in solitudine dei propri amati “confort food”, cibi magari non particolarmente nutrienti in termini di qualità organolettiche, ma che tanto gratificano il cuore, la mente, l’animo.
Quando vediamo uno scaffale vuoto o con solo una confezione di pasta scatta in noi non solo il senso atavico della sopravvivenza, l’emulazione dell’altro, ma anche il vissuto di carenza quale valore intrinseco del prodotto di per sé stesso.
In questi casi scatta una risposta intuitiva, immediata, istantanea, non programmata che fa la fortuna commerciale dei punti vendita, ma un po’ meno del nostro portafoglio e delle nostre scorte che magari restano inutilizzate e avariate dopo mesi.
Le reazioni spropositate di shopping compulsivo pare che siano più frequenti tra i capofamiglia di famiglie numerose, coppie di pensionati, livello culturale e sociale medio-alto, tra persone con tendenze depressive, ansia di morte, sfiducia negli altri, paranoia, intolleranza al rischio, spirito di progettualità e programmazione a lungo termine, bisogno di sicurezza, isolamento sociale, disturbi dell’alimentazione.
Sembra che fosse un fenomeno raro prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Pare sia iniziato con l’influenza spagnola, dopo il primo conflitto mondiale, con accaparramento di medicinali, prima di tutto.
Da quel momento in poi, in ogni momento di crisi questo fenomeno si è ripetuto, per tutti i beni sentiti come essenziali. Si riscontra maggiormente nelle società industrializzate, in cui vi è più disponibilità di risorse, cibo, punti di vendita.
Si rammenta che l’ultimo episodio, prima della recente pandemia, sia stato riscontrato in occasione dello scoppio della Sars in Cina e a Hong Kong, in cui sono andati a ruba sale, riso, aceto, verdure, olio, medicine.
Per certi versi, però, si è sempre più affacciata l’idea che sia una reazione fisiologica per prepararsi ad affrontare un periodo più o meno lungo di scarsità. A volte gli stessi Governi consigliano tale pratica.
Quando la frenesia da acquisti diventa una patologia
Si calcola che circa un quarto della popolazione, mediamente, si impegna in questo genere di acquisti compulsivi in caso di emergenza.
Da ciò si deduce che l’ampia risonanza che i media, e che molti di noi stessi fanno eco nei Social, non è così ampia come si crede. Anzi, riguarda la minoranza delle persone. Ben tre quarti degli individui continuano a acquistare e consumare i beni di prima necessità con le consuete abitudini.
La tendenza agli acquisti compulsivi scatta in seguito alle notizie, parole e immagini allarmistiche, alla presenza fisica di fronte agli scaffali vuoti.
Si ritiene che assuma un vero e proprio valore patologico solo nel 3% delle persone. Quindi si comprende che il 97% si comporta in modo sano, fisiologico, razionale, programmato, in modo da prepararsi consapevolmente a periodi di emergenza, senza particolari stress emotivi.
Il rischio, però, di finire in un circolo vizioso innescato da comportamenti istintivi e irrazionali che portano a saccheggiare le materie prime, può veramente dare adito a buchi di filiera, che non riesce più ad accontentare tutta la clientela perché qualcuno ha esagerato con scorte di acquisto, che i punti vendita e i produttori non hanno previsto, e che poi gli acquirenti magari mai utilizzeranno.
In pratica, si tratta in alcuni casi limite di profezia che si auto avvera.
Come acquistare bene e vivere in serenità
Cosa ci hanno insegnato le scene a cui abbiamo assistito in questi giorni, sia attraverso i media, sia direttamente, in alcuni casi, sulla nostra pelle?
E, soprattutto, come vivere, se possibile, con un po’ di serenità questa nuova fase delicata della nostra esistenza, individuale, nazionale e internazionale?
Innanzi tutto, grazie anche anche ai Social, come affermato ampiamente in un precedente articolo, “I Media siamo noi”. Questo significa che siamo tutti piccoli editori e come tali liberi, ma soprattutto RESPONSABILI di decidere se, cosa, come, quando, dove pubblicare e condividere le nostre e altrui notizie, evitando il più possibile notizie false, eccessive, allarmistiche, pur sapendo che ogni parola, per il solo fatto che viene scelta quella specifica e non un’altra, implica un’interpretazione e un quadro della realtà.
Che non è l’unico, che non necessariamente è “vero”, o condivisibile. Esistono infinite prospettive di osservazioni e analisi della realtà e dei fatti. E questo si declina a cominciare dalle parole e dalle immagini scelte.
Poiché la maggior parte di noi tende a effettuare acquisti sulla base di una ragione, previsione, razionalità, può essere consigliabile continuare a seguire questa abitudine, magari facendosi aiutare da una lista scritta, evitando tentazioni, emozioni eccessive, se vediamo offerte speciali non previste, scaffali mezzi vuoti, carrelli pieni oltre misura, almeno secondo la nostra interpretazione.
Informarsi, prepararsi, cautelarsi può essere opportuno e consigliabile, senza dubbio, ma il panorama mentale, emozionale, comportamentale è una scelta di consapevolezza, attenzione, gestione che riguarda esclusivamente noi, nonostante le pressioni sociali e ambientali.
Qui sta la nostra vera libertà e responsabilità. E, ancora una volta, la chiave del nostro benessere e serenità. Per noi e per chi ci sta attorno. (E, magari anche del nostro portafoglio, che di questi tempi non guasta!).



