Il Coordinamento Regionale dei Centri Antiviolenza e delle Case Rifugio esprime profondo cordoglio e indignazione per il femminicidio di Luigia Fortunato, la giovane donna di 33 anni brutalmente uccisa a coltellate dall’ex compagno a Loreto. Ci stringiamo nel dolore alla sua famiglia e, in modo particolare, al suo bambino di sette anni, privato della madre in modo così violento e traumatico.
Di fronte a una dinamica tristemente tragica e ricorrente – una donna separata, un ex partner che non accetta la fine della relazione, le presunte tensioni sulla gestione del figlio usate come pretesto per la violenza, e l’uomo che scende in strada dichiarando «Ho ucciso la mia ex» – il coordinamento regionale non può avere esitazioni terminologiche.
In merito alle recenti dichiarazioni degli organi inquirenti, secondo cui l’effettiva classificazione come “femminicidio” verrà valutata solo al termine della raccolta di tutti gli elementi, il Coordinamento Regionale ritiene doveroso fare una precisazione cruciale. Se dal punto di vista strettamente giuridico e procedurale i magistrati devono compiere i passaggi formali previsti dal codice penale, da un punto di vista sociale, culturale e fenomenologico questo è, senza ombra di dubbio, un femminicidio e confidiamo che le indagini con i tempi e le debite verifiche porteranno a questa attribuzione.
Il femminicidio è l’uccisione di una donna in quanto donna, perpetrata da chi considerava la sua vita, la sua libertà e i suoi affetti come una proprietà personale. La storia di Luigia è la storia di tante altre, una tragedia troppo frequente nelle nostre cronache.
Il coordinamento regionale dei centri antiviolenza e delle case rifugio sottolinea che l’assenza di denunce formali non significa assenza di violenza o controllo; la violenza psicologica, economica o le minacce velate spesso non lasciano tracce legali immediate, ma logorano la capacità della vittima di chiedere aiuto. Il fatto che Luigia Fortunato non avesse sporto denuncia prima del delitto è un elemento purtroppo ricorrente in moltissimi casi di femminicidio e di violenza domestica spesso riconducibile alla paura di ritorsioni da parte del maltrattante, all’isolamento e alla sfiducia in sè stesse che caratterizzano quasi sempre le vittime.
La sicurezza delle donne non può dipendere esclusivamente dall’atto formale della denuncia. È necessario che la società, i servizi sociali, i medici di base e i vicini di casa siano formati per cogliere i segnali premonitori prima che si arrivi al punto di non ritorno. Quando una donna è isolata o spaventata, la responsabilità di attivare la rete di protezione non può ricadere interamente sulle sue spalle. L’assenza di una denuncia non cancella il fenomeno o il pericolo ci dice solo che la protezione delle vittime e il cambiamento culturale della nostra società richiedono ancora tanto lavoro.
I Centri Antiviolenza e le Case Rifugio della regione restano aperti, attivi e accessibili ogni giorno per accogliere, sostenere e proteggere tutte le donne che si trovano in situazioni di controllo e violenza. Non siete sole e non è necessario sporgere denuncia per ottenere ascolto e aiuto.
Numero Nazionale Antiviolenza e Stalking: 1522 (attivo 24/7) per avere sostegno immediato ed essere messe in contatto con il centro antiviolenza più vicino.
Firmatari: Servizi Antiviolenza Il Faro, Soc. Coop. Sociale Polo9, Soc. Coop. Labirinto, Soc. Coop. On the Road, Associazione Cante di Montevecchio Onlus, Associazione Il Lume Impresa Sociale, Associazione Donne & Giustizia.




