ANCONA – Una protesi d’anca impiantata anni prima a causa di un’artrite reumatoide che si era mossa e aveva ‘migrato’ in addome fino a sfiorare organi vitali. Un caso delicato, per una 56enne proveniente fuori regione. Che è stata sottoposta ad un intervento complesso, e durato sei ore, eseguito dalla Divisione di Ortopedia dell’Azienda ospedaliero universitaria delle Marche, guidata dal 2012 dal dottor Raffaele Pascarella. Solo una delle mille operazioni chirurgiche portate a termine ogni anno all’ospedale di Torrette. Tra i pazienti più noti, operati da Pascarella, anche i due piloti campioni del mondo di Moto Gp, Valentino Rossi e Francesco ‘Pecco’ Bagnaia.

“Credo che i risultati ottenuti, non solo per i campioni dello sport, ma per tutti i pazienti che si rivolgono alla nostra unità operativa, siano il frutto di un lavoro di gruppo”, spiega il dottor Pascarella. “La Divisione di Ortopedia e Traumatologia si occupa due aspetti: le fragilità e le complessità – dice -. Le prime riguardano, ad esempio, le fratture su base osteoporotica dei pazienti anziani, la cui frequenza di arrivo nel nostro ospedale è in continua crescita, come una ultracentenaria che nel 2024 è stata operata, con successo, al femore”.

Poi ci sono “le complessità chirurgiche e cliniche rappresentate sia dall’aspetto traumatologico che da quello squisitamente ortopedico”, come nel caso della 56enne. “Da una lastra di controllo a cui era stata sottoposta – spiega Pascarella -, era emerso che la protesi d’anca impiantata anni prima a causa di un’artrite reumatoide si era mossa, ‘migrando’ in addome fino a sfiorare organi vitali. Nello specifico, una vite della protesi stava entrando a contatto con l’arteria iliaca e un’altra con un’ansa intestinale. Siamo dovuti intervenire chirurgicamente attraverso un accesso anteriore al bacino per rimuovere la coppa acetabolare e le viti e ricostruire la colonna con una placca che impedisse un eventuale ulteriore spostamento della nuova protesi; quindi abbiamo revisionato l’impianto protesico da un altro accesso chirurgico. Un intervento complesso, durato più di sei ore, che però ha dato i suoi frutti: l’altro giorno la donna ha iniziato a camminare e fortunatamente nella fase post-chirurgica non si sono presentate complicazioni. Non era una nostra paziente, è stato il collega di un ospedale fuori regione a chiedermi di intervenire, a conferma della qualità attrattiva della nostra struttura”, conclude, assicurando che non si manda a casa nessuno “senza averle provate tutte”.