MACERATA – È iniziato oggi, davanti alla Corte d’assise di Macerata, il processo per l’omicidio di Cameyi Mosammet. La ragazza, allora 15enne, sparì da Ancona il 29 maggio del 2010. I suoi resti furono ritrovati solo otto anni dopo, nel marzo del 2018, sepolti non lontano dal grattacielo multietnico Hotel House di Porto Recanati. Qui viveva il suo fidanzatino dell’epoca, oggi imputato per l’omicidio, Monir Kazi, che l’avrebbe uccisa, secondo l’accusa, per una gelosia ossessiva. Oggi Kazi ha 35 anni e da anni vive in Bangladesh.
    Per questo motivo non era stato possibile far iniziare il processo a carico dell’indagato: mancava la prova che l’imputato fosse a conoscenza del procedimento. La situazione si era finalmente sbloccata, dopo quattro anni di udienza preliminare e dieci rinvii, quando lo scorso dicembre il gup, Giovanni Manzoni, aveva telefonato a Kazi dall’aula: l’imputato aveva dichiarato di essere a conoscenza del procedimento e di essersi recato in ambasciata per ritirare i documenti, poi più nulla. La Corte ha comunque rigettato l’eccezione sulla notifica all’imputato, presentata dal suo legale, Marco Zallocco.
    I familiari della giovane uccisa, difesi dall’avvocato Luca Sartini, e dall’associazione Penelope Marche assistita dall’avvocato Marco Vanini, erano presenti in aula. “Ci aspettiamo giustizia anche se, dopo 16 anni, la vedo difficile”, ha detto il fratello di Cameyi, Jisan Mosammet. “Vorrei vedere in faccia Kazi Monir, ma non credo si farà mai vivo”, ha concluso.
    La prossima udienza è fissata per il 23 settembre e ora si procederà ad ascoltare i 45 testimoni presenti nella lista presentata dalla Pm Rosanna Buccini.