Intercettazione precoce: la PARS presenta il modello ICARO e i risultati del progetto Inter-CITY per le nuove generazioni
Si è tenuto sabato scorso, presso l’Istituto Superiore “Leonardo da Vinci”, il convegno organizzato dalla Cooperativa PARS dedicato all’intercettazione precoce del disagio giovanile. Presenti i massimi esperti del settore.
L’evento ha rappresentato un importante momento di sintesi per presentare i risultati del Progetto Inter-CITY e il modello operativo del Centro ICARO, eccellenze nate per rispondere alla crescente complessità dei bisogni dei minori e dei giovani adulti.
In apertura i saluti istituzionali da parte di Barbara Capponi (Assessore al Welfare di Civitanova Marche – Città dell’Infanzia), di Francesco Giacchetta (Dirigente dell’I.I.S. Leonardo da Vinci), di Pierpaolo Borroni (Consigliere Regionale componente della IV Commissione Consiliare Permanente della Regione Marche) e del Dott. Stefano Nassini (Direttore U.O.C. Psichiatria di Macerata e Civitanova Marche).
Subito dopo l’intervento del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che ha espresso il pieno sostegno del Governo alle iniziative di intercettazione precoce come quelle promosse dalla PARS: «Desidero rivolgere un saluto molto cordiale a tutti i partecipanti al convegno sull’intercettazione precoce organizzato dalla Cooperativa PARS» – ha esordito il Sottosegretario. «Il Governo segue con estrema attenzione e incoraggia percorsi come il Progetto Inter-CITY, perché affrontano la sfida delle dipendenze non solo come emergenza sanitaria, ma come una questione di prossimità e di presenza costante accanto ai nostri giovani». Il Sottosegretario ha poi sottolineato l’importanza del lavoro di rete: «Intercettare precocemente il disagio significa essere capaci di leggere i segnali di fragilità prima che si trasformino in patologie croniche. Iniziative che coinvolgono scuole, famiglie e unità di strada, come quelle messe in campo qui nelle Marche e in Abruzzo, rappresentano il modello corretto per ricostruire quel patto educativo indispensabile per la crescita sana delle nuove generazioni».
Nella prima parte della mattinata il tema è stato quello della Direzione Scientifica e dell’Inquadramento Clinico. Sono intervenuti il Dott. Gianni Giuli (Direttore del Dipartimento Dipendenze Patologiche AST Macerata, il Dott. Mario G.L. De Rosa (Psichiatra, Psicoterapeuta e Direttore UOC STDP Civitanova Marche), il Dott. Stefano Lucesoli (Psichiatra, Psicoterapeuta e Dirigente Medico SPDC Jesi) e il Dott. Giuseppe Mammana: Psichiatra, Psicoterapeuta e Presidente ACuDiPa. In un secondo momento la discussione si è incentrata su Report, Strumenti e Prassi Operative, con gli interventi del Prefetto Ugo Taucer (Consigliere sui temi delle dipendenze del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Dott.ssa Silvia Serroni (Pedagogista e Coordinatrice Area Prevenzione PARS) e dei Docenti degli Istituti coinvolti nel progetto Inter-CITY. L’ultima parte della mattinata è stata dedicata a Prospettive Sociali e Integrazione Territoriale con la Dott.ssa Francesca Fuselli (Assistente Sociale PARS), la Dott.ssa Valeria Tossichetti (Psicologa e Psicoterapeuta presso il Consultorio di Ancona) e la Dott.ssa Eva Pagano (Psicologa e Psicoterapeuta presso la Fondazione San Gaetano Onlus).
Oltre la diagnosi: la dipendenza come “automedicazione” e scacco narcisistico
Il dibattito scientifico ha evidenziato come la sofferenza giovanile oggi non nasca più dalla trasgressione di un divieto, ma dal senso di inadeguatezza in una società che impone performance e visibilità costanti. In questo scenario, la depressione moderna viene spesso letta come uno “scacco narcisistico”: il dolore di chi si sente invisibile o sente di aver fallito la missione di essere “speciale”.
Le dipendenze patologiche cambiano dunque significato: l’uso di sostanze o il ritiro nel digitale diventano tentativi di automedicazione per “spegnere” l’ansia da prestazione o colmare il vuoto interiore. La sfida educativa e terapeutica emersa è quella di aiutare i giovani a riconciliarsi con la propria “normale e preziosa fragilità”, passando da un funzionamento psichico impulsivo al recupero delle funzioni superiori della mente.
ICARO: Un modello di presa in carico realmente integrata
Nel corso della mattinata è stato presentato il lavoro del Centro ICARO, un servizio nato dalla consapevolezza che il disagio giovanile attuale non è mai isolato, ma intreccia uso di sostanze, fragilità emotive e vulnerabilità evolutive. La “presa in carico integrata” promossa dalla PARS si traduce in:
- Multidimensionalità: Interventi che tengono insieme contemporaneamente l’ambito sanitario, psicologico, educativo e sociale.
- Tempestività: Un’attenzione specifica all’abbassamento dell’età del primo consumo, intervenendo in una fase evolutiva in cui è ancora possibile modificare traiettorie di rischio.
- Equipe Multidisciplinare: Uno spazio di ascolto e orientamento a Civitanova Marche (Via Carducci 107 B) che accoglie non solo i ragazzi, ma anche le famiglie, costruendo percorsi personalizzati in rete con i servizi territoriali.
Inter-CITY: Prevenzione “on the road” e dati dal territorio
Il progetto Inter-CITY, un percorso innovativo dedicato all’intercettazione precoce di giovani tra i 14 e i 21 anni che vivono situazioni problematiche legate all’uso di sostanze stupefacenti o dipendenze comportamentali. L’iniziativa, finanziata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze è stato descritto come un vero “cantiere aperto” che ha mappato i contesti a rischio tra Marche e Abruzzo. Grazie all’unità mobile “on the road”, gli operatori sono scesi nelle strade e nelle classi per incontrare studenti, genitori e docenti con un linguaggio vicino ai giovani. Durante il convegno è stato presentato il “Manuale d’istruzioni”, uno strumento concreto nato dai dati raccolti per offrire a docenti e famiglie prassi operative su come riconoscere i segnali di fragilità e come collaborare per non lasciare soli i ragazzi.
Quello di oggi è stato un convegno estremamente attuale che vuole dare risalto alle esperienze che oggi stanno producendo risultati concreti, con l’obiettivo di aprire nuovi orizzonti di intervento, nella consapevolezza che solo una rete integrata di servizi può garantire risposte efficaci.
L’evento ha confermato che il benessere delle nuove generazioni non è un tema puramente clinico, ma una responsabilità collettiva che riguarda la scuola, la famiglia e l’intera comunità educante.


