FABRIANO – Finanziamenti in ritardo e calo di produzione, oltre a massiccio utilizzo degli ammortizzatori sociali. Questo il quadro tracciato dal Coordinamento nazionale Fim-Cisl rispetto agli stabilimenti italiani del gruppo Beko in vista dell’incontro ministeriale sulla vertenza legata alla multinazionale turca in calendario per il primo ottobre prossimo al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Per le Marche, a Melano di Fabriano (Ancona) si prevede un -10% di produzione rispetto agli obiettivi di budget, già sottodimensionati rispetto ad una saturazione degli impianti. Le giornate di cassa del primo semestre rimangono ancora alte, nonostante le molte uscite lavorative volontarie.
    Anche Comunanza (Ascoli Piceno), fabbrica delle lavatrici, l’utilizzo della cassa integrazione pesa, da inizio anno per 34 giornate. Rispetto al polo impiegatizio di Fabriano, il progressivo ridimensionamento degli staff di Ricerca e Sviluppo e delle funzioni strategiche ha determinato un significativo depotenziamento del centro direzionale. L’unica realtà che oggi presenta prospettive di consolidamento è il Contact Center. Permangono tuttavia circa 90 impiegati che, non avendo aderito al piano di uscite incentivate, restano ancora coinvolti nel percorso di cassa integrazione, vivendo una situazione di forte incertezza occupazionale e professionale.
    Sul fronte investimenti, fa notare il sindacato, per i siti marchigiani, a Melano risultano 14 milioni dei 62 milioni definiti nell’accordo, a Comunanza meno di un milione di euro impiegato rispetto ai 15 milioni previsti dal Piano 2025-27. “Al tavolo ministeriale del primo ottobre – commenta il segretario nazionale Fim-Cisl, Massimiliano Nobis – il management di Beko Italy dovrà presentare un piano dettagliato per il completamento del piano industriale definito dall’accordo 2025, con i tempi di implementazione degli investimenti, del lancio di nuovi prodotti valorizzando i marchi storici attualmente in portafoglio e del conseguente mantenimento occupazionale evitando prolungati periodi di cassa integrazione. Il Governo – conclude – dovrà presentare azioni di politica industriale a sostegno del settore come richiesto da tempo da Fim, Fiom Uilm”.