PESARO – Fabbricazione o introduzione in Italia di esplosivi di ogni genere, aggressivi chimici o altri congegni micidiali. E’ il reato, previsto dall’art. 1 della legge 895 del 1967, contestato in concorso ai quattro giovani – due di 18 anni, uno di 19 e l’altro di 21 anni – indagati nell’inchiesta collocata tra le Marche e l’Emilia Romagna coordinata dalla Procura di Pesaro, e culminata in sequestri e perquisizioni eseguiti nei confronti dei quattro che fabbricavano molotov. Il provvedimento è stato eseguito dai Carabinieri del nucleo investigativo del Comando provinciale di Pesaro e Urbino, con l’ausilio dei comandi competenti per territorio.

Le indagini, che hanno il loro baricentro nell’area di Pesaro, coinvolgono quattro giovanissimi, italiani e appartenenti a famiglie senza particolari situazioni di disagio: un 18enne di Rimini che studia a Pesaro, un 18enne di Pesaro, un 19enne pesarese che frequenta l’università a Bologna e un 21enne romagnolo, attualmente disoccupato. Secondo le prima informazioni, tutti sarebbero vicini a collettivi studenteschi e ambienti antagonisti, e abituali partecipanti a manifestazioni su vari temi sociali, pro-Pal, contro la guerra.

Gli accertamenti dei carabinieri proseguono per capire se la rete di complicità comprenda anche altre persone, se avessero intenzione di utilizzare gli ordigni e verso quali eventuali bersagli. E’ emerso che una “Molotov’ sarebbe stata testata a Pesaro in un capannone industriale in stato di abbandono: dal materiale sequestrato (tablet, computer e smartphone, manuali per fabbricare ordigni incendiari) gli inquirenti cercheranno di capire anche se i quattro indagati siano entrati già in azione. Al momento non ci sarebbero elementi per collegarli agli atti di sabotaggio della rete ferroviaria avvenuti tra la fine del 2025 e il 2026.