PESARO – Si è tenuto questa mattina, al tribunale di Pesaro, la discussione del rito abbreviato del processo a Artur Cerria, il 37enne albanese residente di Tavullia (Pesaro Urbino), imputato per aver ucciso a coltellate ad agosto del 2024 il suo connazionale, Dritan Idrizi, 38 anni, in seguito a una lite tra famiglie per un regolamento di conti.
Il pubblico ministero, Letizia Fucci, ha chiesto 16 anni di carcere per l’uomo. Mentre per il nipote, Agron Cerria, 25 anni, accusato di favoreggiamento per aver buttato l’arma del delitto, il pm ha chiesto due anni di carcere.
“Siamo rimasti sorpresi e spiazzati dalla richiesta di 16 anni avanzata dal pubblico ministero perché ci aspettavamo 14 anni, ma non ha tenuto conto delle attenuanti generiche”. Così Matteo Mattioli, uno degli avvocati difensori di Artur Cerria – va tenuto conto che il mio assistito ha agito in un’ottica di legittima difesa. Quando tre persone vengono sotto casa tua armate di spranghe e martelli non ci si può aspettare che vogliano un caffè. – afferma Mattioli – Idrizi e gli altri due che erano con lui hanno prima dato un colpo di martello in testa alla moglie di Cerria, che cercava di calmarli, poi dopo hanno colpito in testa anche il mio assistito. Da lì la dinamica che ha portato alla morte di Idrizi, ma come legittima difesa. L’accusa dice che non c’è stata proporzione tra le parti, ma se Cerria non avesse avuto un coltello probabilmente il morto non sarebbe stato uno ma tutta la sua famiglia”.
La prossima discussione, per rito abbreviato, è fissata per il 19 gennaio 2026 dove si terranno le possibili eventuali repliche e la sentenza contestuale.



