ANCONA – Tutti in piedi e fan scatenati per lo spettacolo dedicato al Blasco malinconico. Gli aneddoti di Leo Turrini e la lettura filosofica dei brani dell’artista di Zocca hanno incantato il pubblico ad Ancona. Il primo dei philoshow del festival è stato un successo per il capoluogo. La coda per entrare a teatro ha iniziato a formarsi già dalle 20, arrivando fino all’inizio del corso. Un’attesa che non ha però tradito le aspettative con uno spettacolo che ha saputo regalare emozioni e anche commozione. Leo Turrini, giornalista e corregionale di Vasco è stato generoso di aneddoti e storie divenute mitologiche: dall’origine del nome stesso, Vasco, nato come omaggio e ringraziamento del papà del cantante ad un compagno prigioniero, un Imi come lui, che nel campo di concentramento gli salvò la vita. O l’ascesa dai primi concerti “davanti a 2 persone” passando per le balere dell’Emilia in locali con Snoopy o “Il signor Rossi”.

Commozione nel ricordo di Zanardi e di Pantani quando Turrini ricorda come Vasco, al di là e oltre la sua carriera sia rimasto legato ad un’empatia verso la sofferenza degli altri, dei più fragili. Un aspetto questo che è stato ben raccontato dalla direttrice artistica Lucrezia Ercoli attraverso l’analisi filosofica di brani come Jenny, Dannate nuvole, Vivere, Siamo soli, Siamo solo noi, nei quali la vita spericolata cerca un senso dell’esistenza ad un vuoto nichilistico. Ercoli ha anche mostrato un volto poco noto del Blasco: lettore curioso di Proust, di Nietzsche, che parla di depressione, di ricerca, di solitudine. Depressione che era stata al centro anche del pomeriggio con gli appassionati interventi dello psichiatra Umberto Volpe, di Federico Paino presidente del centro Heta e di Simone Regazzoni che ha appassionato i presenti con una lectio su Platone e i rischi dell’intelligenza artificiale partendo dal testo di Marrakesh “Quelli che non pensano”.
Interesse e curiosità anche per la mostra Aldilà ospitata nella Pinacoteca civica Podesti che si conferma un vero e proprio palazzo dell’arte, capace di custodire i capolavori del passato e al tempo stesso aprirsi con coraggio ai linguaggi del contemporaneo. L’istituzione culturale ha inaugurato la mostra digitale di Popsophia visitabile attraverso visori VR negli spazi virtuali della galleria MeGa. A sottolineare la natura di questa sinergia è stata l’assessore alla Cultura Marta Paraventi: ««La pinacoteca Podesti di Ancona custodisce capolavori dell’arte e si apre ai linguaggi dell’età contemporanea. Lo ha fatto ospitando la mostra di Umberto Grati (visibile fino al 7 giugno) e ora accoglie la mostra digitale l’Al di là di Popsophia aprendo così nuove prospettive per entrare nel museo, visitarlo e uscirne trasformati. Per questo abbiamo pensato di far uscire il festival dai luoghi consueti. La Pinacoteca è un presidio culturale permanente che conserva opere di Podesti, Guercino, Crivelli, Tiziano: far entrare un festival con una formula così innovativa ci è sembrato naturale. Gli spazi sotterranei offrono la possibilità di immergersi nella mostra virtuale, mentre le opere restano nella loro magia e le sale espositive continuano ad accogliere mostre temporanee».

Sul significato profondo del progetto si è soffermato Enrico Fornaroli direttore dell’Accademia di Belle Arti di Bologna: «Ringrazio Ancona per questa opportunità. Se c’è un elemento che mi piace ricordare del lavoro in accademia, è la capacità di contaminare e andare oltre i confini. “Aldilà” ci invita a riflettere proprio su questo: oltrepassare i limiti, muoversi in una nuova dimensione. La vita stessa è un confine che possiamo continuamente attraversare e reinventare. Se abbiamo il coraggio di contaminarci, di giocare con l’imprevisto e l’imprevedibile, allora oggi facciamo davvero arte». Alla mostra ha preso parte attiva anche una delegazione di studenti di Comunicazione e Didattica dell’Arte, messi alla prova con una mediazione inedita: il visore VR come elemento di connessione tra il pubblico e l’opera. «Una contaminazione potentissima, quella tra l’arte del passato e le possibilità del digitale per veicolare filosofia e pensiero – ha detto Lucrezia Ercoli – Il filo conduttore della Malinconia nell’arte è la Vanitas: il volto ripiegato su se stesso, la candela che si spegne, il teschio come simbolo della finitezza che si staglia sulla bellezza. Ma Aldilà sceglie di invertire la rotta, non più la morte come punto finale, bensì come passaggio, transizione, zona di metamorfosi e cambiamento».

Stasera gran finale con lo spettacolo dedicato a Mina e Ornella Vanoni alle 21,15. Nel pomeriggio al Ridotto delle Muse dalle 18 Daniela Angelucci propone “C’era una volta il cinema”, una riflessione sulla sala come luogo sempre più raro e “perduto”. Alle 18.30 Sebastiano Caputo affronta “Malinconiche distopie”, un viaggio filosofico nell’universo di Dune, mentre alle 19 Ginevra Leganza chiude con “Melancholia”, dedicato all’estetica della catastrofe nel cinema di Lars Von Trier.



