PESARO – Sono poche oramai le speranze di salvare la Berloni Cucine dal fallimento.

Giovedì scorso il Tribunale di Pesaro ha rigettato la richiesta di concordato in continuità presentata da Alex Huang, l’imprenditore taiwanese socio dell’azienda che due anni fa ha proposto un piano di risanamento e rilancio dello storico marchio, versando anche 2 milioni di euro.

Secondo i giudici però non può esserci continuità industriale, elemento imprescindibile previsto dalla legge fallimentare, dato che la società pesarese ha interrotto la produzione da mesi, vendendo lo stabilimento di Pesaro e trasferendo la sede nel comune di Vallefoglia.

La maggior parte dei lavoratori nel frattempo si è trasferita in altre aziende ma restano i 540 mila euro di stipendi non pagati a carico dell’azienda.

Una fine quella del marchio pesarese, dettata non dal mercato, ma da dinamiche puramente societarie. Dopo la crisi finanziaria tre imprenditori di Taiwan erano entrati nel consiglio di amministrazione, portando risorse e progetti di rilancio, mai però partiti.

Nel 2019, la decisione di mettere l’azienda in liquidazione volontaria, due anni dopo l’offerta di Huang, di rilevare la Berloni. Un tentativo di salvataggio che sta per cadere nel nulla, anche se i legali del miliardario hanno già annunciato che presenteranno ricorso contro la decisione del tribunale fallimentare di Pesaro.