Tremilaottocento tonnellate di liquami bovini e altri rifiuti sversati negli affluenti del fiume Esino nel giro di quattro mesi: un'inchiesta choc dei carabinieri Forestali che ha portato al sequestro preventivo d'urgenza di tre impianti di biogas e di un allevamento di bovini nelle Marche.
Impegnati nell'operazione 40 Carabinieri Forestali del Gruppo di Ancona, con il supporto dei colleghi di Ascoli Piceno, Macerata e del Reparto Parco dei Monti Sibillini.
Le indagini, dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Ancona hanno portato alla denuncia di sette persone residenti nelle Provincie di Ancona, Ascoli Piceno, Macerata, Treviso e Roma. Traffico illecito di rifiuti e inquinamento ambientale le accuse ipotizzate.
I 7, tutti amministratori e consulenti tecnici degli impianti di produzione di biogas e dell'allevamento di bovini, avrebbero gestito abusivamente lo smaltimento dei riufiuti sversandoli regolarmente nei fiumi, anche con l'utilizzo di pompe ad immersione, determinando un grave deterioramento dei corsi d'acqua ed uccidendo tutta la fauna ittica presente.
Coinvolta anche un'ottava persona, un funzionario della Regione Marche Responsabile del Procedimento di rilascio di autorizzazioni, è accusato anche di corruzione insieme al responsabile legale di uno degli impianti, che avrebbe promesso denaro in cambio del rilascio di un'autorizzazione illegittima . Sequestrato anche denaro, per una somma complessiva pari a 223.200 euro
Nei guai anche i gestori dell'allevamento di bovini, Nella stalla sequestrata, sarebbero stati detenuti cinquecento bovini, a fronte dei trecento capi autorizzati. Il tutto In condizioni igieniche insufficienti e smaltendo illegalmente gli ingenti quantitativi di liquami prodotti
Nella vallata in cui si trovano due delle centrali biogas e l'allevamento posti sotto sequestro, dal 2013 ad oggi, l'ARPAM di Ancona ha rilevato un aumento significativo del valore dei nitrati in un pozzo adiacente a uno dei torrenti in cui avvenivano gli sversamenti illeciti , per questo le acque del pozzo erano state dichiarate non potabili .



