ANCONA – È attesa in serata la sentenza del processo d’appello a carico di Michelangelo Tripodi e Francesco Candiloro per l’omicidio di Marcello Bruzzese, freddato a colpi di pistola il giorno di Natale del 2018 in pieno centro a Pesaro. L’uomo che viveva nelle Marche sotto protezione con la famiglia era il fratello del collaboratore di giustizia Girolamo Bruzzese, pentito di ‘Ndrangheta legato alla cosca Crea.
Per entrambi gli imputati la Procura ha chiesta la conferma della sentenza di primo grado che condannava entrambi alla pena dell’ergastolo. Prima di ritirarsi in camera di consiglio i giudici della corte d’assise d’appello hanno ascoltato le conclusioni delle difese degli imputati che hanno avanzato dubbi sulla validità della ricostruzione della Procura. Per l’accusa infatti a incastrare Tripodi e Candiloro oltre alle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza che ripresero la vittima e i due assassini anche la ricostruzione dei loro spostamenti in città per pianificare il delitto attraverso i cellulari usati dai due killer. Dettaglio quest’ultimo messo in discussione dalle difese in particolare quella di Tripodi che avrebbe invece sottolineato come il cellulare personale di Tripodi risultasse essere in Calabria nel giorno del delitto così come in quelli precedenti. Una ricostruzione respinta dall’accusa che ha ribadito l’utilizzo da parte dei due imputati di telefoni con sim olandesi per impedire eventuali intercettazioni per tutto il periodo di permanenza sul territorio pesarese.
A chiedere la conferma della sentenza di primo grado anche l’avvocato delle parti civili insieme alla conferma dei risarcimenti già riconosciuti alla moglie e ai tre giovani figli della vittima. Per l’omicidio di Bruzzese a giugno era stato condannato all’ergastolo anche un terzo uomo, il 58enne Rocco Versace. Secondo l’accusa avrebbe pianificato l’omicidio con sopralluoghi, fornendo anche le utenze olandesi a Tripodi.




