A dieci anni dal terremoto che ha devastato il Centro Italia, la Soprintendenza apre le porte dei luoghi della tutela. Ad Ancona il deposito-laboratorio della Mole Vanvitelliana, dove sono custoditi e restaurati i beni culturali recuperati nei territori colpiti dal sisma. Quattro le tappe dell’iniziativa promossa dal Ministero della Cultura.

Oltre 1.500 opere d’arte recuperate da chiese, musei ed edifici pubblici danneggiati dal terremoto del 2016. Un patrimonio che racconta la storia, l’identità e la memoria delle comunità dell’entroterra marchigiano, custodito da dieci anni all’interno della Mole Vanvitelliana di Ancona. È proprio il deposito-laboratorio di restauro uno dei luoghi protagonisti delle iniziative promosse dal Ministero della Cultura in occasione del decennale del sisma.

Uno spazio normalmente chiuso al pubblico, dove il lavoro di recupero e conservazione delle opere prosegue parallelamente alla ricostruzione degli edifici dai quali sono state prelevate. Qui sono arrivati dipinti, sculture e altri beni culturali mobili messi in salvo nelle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, dopo le scosse che hanno sconvolto il Centro Italia.

Attivato nelle prime fasi dell’emergenza del 2016, grazie agli spazi messi a disposizione dal Comune di Ancona, il deposito della Mole è diventato negli anni un punto di riferimento per la salvaguardia del patrimonio culturale ferito dal terremoto. Nel gennaio 2025 custodiva oltre 1.500 opere censite e catalogate. Dal gennaio 2024, alle attività di conservazione si è affiancato un lavoro continuativo di restauro, con professionisti stabilmente presenti e un laboratorio attrezzato, sotto il coordinamento tecnico-scientifico dell’Istituto Centrale per il Restauro, in collaborazione con la Soprintendenza.

Non soltanto conservazione, dunque, ma anche diagnostica, documentazione e formazione, con un obiettivo preciso: restituire le opere ai territori di provenienza, compatibilmente con il recupero e la sicurezza degli edifici che dovranno tornare a ospitarle.

L’apertura straordinaria del laboratorio della Mole rientra nella campagna nazionale “A dieci anni dal sisma (2016–2026)”, promossa dal Ministero della Cultura attraverso il Dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale e la Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.

L’iniziativa, organizzata sul territorio dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, coinvolge complessivamente quattro luoghi simbolo del percorso di recupero post-sisma.

Oltre alla Mole Vanvitelliana di Ancona, aperti al pubblico la chiesa di Santa Maria in Lapide a Montegallo, nell’Ascolano, la Collegiata della Santissima Annunziata a San Ginesio, nel Maceratese, e Palazzo Filoni a Servigliano, nel Fermano. Edifici di grande valore storico e architettonico, danneggiati dalle scosse del 2016 e oggi interessati da interventi di consolidamento, recupero e restauro.

Attraverso visite, incontri e momenti di approfondimento, cittadini e visitatori potranno conoscere da vicino il lavoro di tecnici, restauratori e funzionari impegnati nella tutela dei beni culturali.

«Le aperture straordinarie di quattro cantieri di restauro nelle province di Ascoli, Fermo e Macerata nell’ambito della campagna di iniziative promossa dal Ministero della Cultura “A dieci anni dal sisma (2016–2026)”, rappresentano una preziosa e ulteriore occasione di dialogo tra le comunità e gli operatori addetti alla tutela, nel pieno delle attività di ricostruzione fisica in atto nei territori duramente colpiti dagli eventi sismici», sottolinea il soprintendente Giovanni Issini.

A dieci anni dal terremoto, il percorso di ricostruzione passa dunque anche attraverso il recupero delle opere d’arte. Un lavoro spesso lontano dagli occhi dei cittadini, ma fondamentale per consentire ai territori colpiti di riappropriarsi non soltanto dei propri edifici, ma anche della propria storia e identità culturale.