ARQUATA DEL TRONTO – Una dozzina di associazioni del territorio di Arquata del Tronto (Ascoli Piceno), il Comune marchigiano che ha pianto 51 morti nel sisma dell’agosto 2016, scrive alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a tutto il governo per chiedere il mantenimento della Struttura commissariale per la ricostruzione del Centro Italia con a capo il commissario straordinario Giovanni Legnini.

“Sono molte, tuttora, le preoccupazioni dei cittadini che attendono di tornare a vivere nelle loro case, a più di 6 anni dal sisma che ha sconvolto il Centro Italia e ha cambiato per sempre il destino dei nostri borghi – si legge nella lettera – Ci troviamo in un momento cruciale del processo di ricostruzione, che per merito della svolta impressa dal 2020 dal commissario straordinario Legnini e dalla Struttura da lui diretta, sta finalmente producendo risultati tangibili”.

“Tutti noi che da anni viviamo la faticosa realtà del post sisma, – prosegue – sappiamo che la gestione Legnini ha interrotto anni di vera e propria paralisi, normativa e non solo, mettendo in campo un inestimabile patrimonio di competenza e ricerca di concertazione con le comunità colpite, dando garanzia di correttezza e ascolto fuori da ogni logica di partito, mostrando capacità di coordinamento e ascolto dei diversi attori in campo, esercitando costantemente un ruolo di pungolo e di supporto nei confronti delle istituzioni locali”.

La lettera cita l’ultima relazione della Corte dei Conti Marche che ha indicato nella recente gestione della ricostruzione un “modello virtuoso di spesa, confermando il positivo cambio di passo che le comunità colpite dagli eventi sismici hanno avuto modo di sperimentare nella loro vita quotidiana”.

“Crediamo sia indispensabile non interrompere questo processo virtuoso, in vista di una ricostruzione che non va intesa solo come fisica dei paesi – condizione prima e imprescindibile di rinascita – ma anche in senso economico e sociale. Qualsiasi battuta d’arresto e qualsiasi nuova incertezza nel processo di ricostruzione comporterebbe l’aggravarsi del fenomeno di spopolamento nelle aree interne, le cui nefaste conseguenze sono già visibili nel nostro e in altri Comuni montani”.