Il 24 agosto è ogni giorno per chi quella notte ce l’ha ancora dentro. Per chi ha mangiato la polvere, per chi ha scavato, per chi sotto quelle macerie ha perso una parte di sé.

Dieci anni fa, alle 3.36 del 24 agosto 2016, il terremoto spezzò 299 vite tra Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. Era una notte d’estate, i paesi erano pieni. C’erano famiglie tornate nei luoghi d’origine, bambini e ragazzi che dormivano nelle case dei nonni, quelle delle vacanze e dei ricordi.

Marisol aveva appena 18 mesi, Giordano 4 anni, Giulia 9. Sono alcuni dei nomi di un elenco troppo lungo. Dietro ognuno una storia, una famiglia, un dolore che dieci anni non hanno cancellato.

Il terremoto distrusse case e paesi, ma soprattutto rovesciò il corso di centinaia di vite. Figli strappati ai genitori, nipoti ai nonni. E infranse il senso di sicurezza di un angolo d’Italia tra i Sibillini e la Laga che per molti era un rifugio dalle città, anche dalla Capitale. Un luogo che, prima di quella notte, sembrava lontanissimo dall’idea della morte.

A Pescara del Tronto, frazione simbolo di Arquata, la memoria vive ancora nelle fotografie, nei fiori, nelle piccole nicchie dedicate alle vittime, nelle altalene rimaste ferme. Segni di un paese che non c’è più come allora e delle persone che non sono tornate.

Dieci anni dopo, Amatrice, Accumoli e Arquata tornano a pronunciare quei 299 nomi. Le commemorazioni iniziano questa sera ad Accumoli con la messa solenne. Domani alle 11, ad Arquata del Tronto, la celebrazione con il cardinale Matteo Maria Zuppi.

Nel pomeriggio il ricordo si sposterà ad Amatrice. Alle 16.30 la deposizione della corona d’alloro al monumento alle vittime, alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni; alle 17 la messa celebrata ancora dal cardinale Zuppi.

Cerimonie, corone, silenzi. Ma per chi quella notte l’ha vissuta, il tempo non si misura soltanto negli anniversari. Perché sono passati dieci anni. Ma per molti è ancora il 24 agosto.