Un mazzo di fiori per Maria Alejandra Nigrotti ed Evandro Maravalli, i due giovani trovati senza vita sabato mattina nella tenda allestita accanto al greto del fiume Tronto, sotto il ponte della circonvallazione, nel quartiere di Borgo Solestà ad Ascoli Piceno.

Lei 32enne di origine colombiana incinta di 7 mesi, lui poco più giovane, 29 anni, di origini brasiliane, entrambi disoccupati.

In molti ad Ascoli hanno chiesto conto al comune di questa tragedia, in particolare per quanto riguarda la situazione della donna.
La coppia in realtà, ha spiegato il sindaco di Ascoli Marco Fioravanti, era conosciuta e seguita dai servizi sociali del comune

Alejandra che si era rivolta ai servizi sociali del comune lo scorso 31 ottobre era ospitata da allora prima un Bed & Breakfast della zona, poi presso il Villaggio Santa Marta del Centro Accoglienza Vita. Il 10 febbraio, fa sapere il comune ascolano, la donna aveva rinnovato la richiesta di permanenza gratuita per concludere lì gli ultimi mesi di gravidanza, il parto era previsto ad aprile. Del 29enne invece si sa solo che aveva dichiarato di essere ospite di un amico, rinunciando così all’assistenza.

Come la coppia sia finito in quella tenda a pochi metri da fiume nella notte tra venerdì e sabato resta un mistero, forse dopo molti mesi di lontananza Maria Alejandra aveva deciso di non utilizzare l’alloggio a sua disposizione per stare accanto al compagno.

E restano avvolte nel mistero anche le cause della loro morte, sui corpi non sono stati trovati segni di violenza, tra le ipotesi più accreditate quella dell’intossicazione da monossido di carbonio, la coppia avevano acceso una stufetta per riscaldarsi durante la notte. Sarà l’autopsia in programma nelle prossime ore a chiarire con certezza le cause del decesso. L’unica ccosa certa è che tre vite sono andate perse e la comunità deve interrogarsi su questa tragedia.   “Ascoli  – ha spiegato il sindaco Fioravanti – è profondamente segnata e ora è facile dare giudizi affrettati. Ma in realtà in questo momento bisogna fare un’analisi e c’è un problema sicuramente sociale. Ora ha senso chiederci come rafforzare questa rete. Ad Ascoli infatti c’è una grande rete tra Caritas, Centro di accoglienza, servizi sociali, c’è il terzo settore per avere una politica in uscita che sappia ascoltare di più i bisogni”. 
“Questa storia – ha aggiunto il vescovo di Ascoli Gianpiero Palmieri – ci obbliga ad allargare lo sguardo, occorre interrogarsi su come vengano guardate le fragilità e le solitudini”.