La Regione Marche avvia la richiesta per il “riconoscimento dello stato di calamità”, con eventuale possibilità di ristori per il 2024, sulla crisi del mosciolo selvatico del Conero per il quale è stato disposto anche un fermo pesca fino al 15 giugno. Lo ha detto, rispondendo in Consiglio regionale ad una interrogazione del Pd, l’assessore regionale allo Sviluppo Economico Andrea Maria Antonini il quale, dopo aver interloquito via lettera e personalmente con il ministero, producendo anche documenti come ad esempio le fatture, per attestare lo stato di crisi rispetto al 2024; si attende l’evoluzione di questa istanza.

    L’assessore ha ricordato i contatti sulla questione con le associazioni, il Comune, Tavolo della pesca, presidio slow food e anche con il Cnr ad Ancona in relazione a progetti per la salvaguardia del mitile. Quanto alla sospensione della pesca, ha chiarito, “non dipende dalla Regione che dà solo un parere” ma poi il provvedimento è di competenza dell’autorità marittima. Con il fermo, ha ricordato Antonini, si cerca di dare la possibilità di “ricrescere” al mosciolo selvatico che è “presente ma in una misura minima non commerciabile”.
    Intanto sta per essere firmato un protocollo tra Regione, Cnr ed istituto zooprofilattico (con un investimento da 300mila euro) per monitorare lo stato di salute del mare con una boa hi-tech da 200mila euro che rileva la temperatura, l’inquinamento e altri parametri; e per la realizzazione di “gabbie” sui fondali del mare dove la temperatura dell’acqua è più bassa – la principale causa della moria dei moscioli è l’aumento della temperatura dell’acqua, una sorta di scogli artificiali per far riprodurre i moscioli.
    Le argomentazioni dell’assessore non hanno soddisfatto i dem che, per voce della consigliera Manuela Bora, “denunciamo l’assenza di risposte concrete su un’emergenza presente dal 2023. Dopo mesi di allarme – ha attaccato – nulla è stato fatto per risolvere crisi del comparto mosciolo selvatico”