Nel tardo pomeriggio di ieri 18 agosto, ad Ascoli Piceno, un uomo di circa 60 ha contattato il centro operativo del 118. Il soggetto è parso subito, dalle prime parole, versare in una condizione psicologica molto precaria che ha fatto immediatamente scattare la massima attenzione da parte degli operatori e le operatrici in ascolto, fino alla scioccante confessione: volersi gettare dal ponte di Porta Maggiore.
La macchina dei soccorsi si è messa immediatamente in moto, sul posto sono state inviate un’ambulanza medicalizzata e i Carabinieri, mentre gli operatori sono rimasti al telefono con l’uomo mostrando nei suoi confronti comprensione e vicinanza.
Sono stati minuti lunghi ed interminabili quelli in cui l’uomo, mantenuto al telefono dagli operatori del 118, ha atteso l’arrivo dei soccorsi che, una volta preso in custodia hanno potuto trasferirlo al Pronto soccorso dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli Piceno, dove è stato affidato agli altri professionisti sanitari che si occuperanno della sua riabilitazione.
Un storia di disperazione e solitudine, per fortuna, conclusasi a lieto fine. Mostrando ancora una volta il lavoro, spesso invisibile, degli operatori e le operatrici del 118 che oltre a prestare assistenza per le emergenze di tipo fisico si trovano ad affrontare sfide a volte complesse, come questa. Quando anche solo una telefonata, o una frase, può fare la differenza.





