Il giorno dopo la mobilitazione dei lavoratori Beko, che hanno denunciato il mancato rispetto degli accordi da parte dell’azienda turca il cielo sopra Fabriano resta cupo.
Spenti i megafoni della protesta, resta una crisi strutturale che potrebbe travolgere l’intera tenuta sociale del territorio. Il problema, spiegano compatti i sindaci del territorio, è che la crisi sta diventando anno dopo anno sempre più complessa, sempre più strutturale. Da Beko a Electrolux pochi km e stessi problemi se non peggiori: a Cerreto d’Esi infatti la multinazionale svedese è intenzionata a chiudere tutto, 170 famiglie destinate a perdere il lavoro per non parlare dell’indotto.
E allora cosa fare? Di fronte a un declino che appare inarrestabile, i sindaci del territorio chiedono risposte immediate e, soprattutto, un’inversione di tendenza a livello politico. Da Fabriano si alza un monito preciso: la crisi di questo distretto non è una vicenda isolata, ma il campanello d’allarme per l’intera manifattura nazionale.

