MILANO – Dopo la conferenza stampa di ieri, Diego Della Valle ha ribadito al convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria la sua posizione sul caso che ha coinvolto il gruppo Tod’s: «Quello che c’era da dire l’ho detto, il resto lo affronteremo nelle sedi opportune».
Ha invitato a non trattare con leggerezza temi che riguardano la dignità e la reputazione delle imprese e di chi le guida: «Non si può pensare di dire qualunque cosa tanto è indolore». Ha chiesto regole e controlli rigorosi, ma anche rispetto per chi lavora: «Dateci la possibilità di lavorare senza essere massacrati da scoop mediatici che durano 24 ore e poi non lasciano nulla».

Sul caso specifico ha respinto con forza le accuse di caporalato: «Dire che nei nostri gruppi c’è caporalato è una cavolata. Venite a vedere le aziende: non sfruttiamo nessuno».
Ha espresso piena fiducia nella magistratura, distinguendo tra chi opera con serietà e chi “scappa sulle fasce laterali”, sollecitando maggiore equilibrio e conoscenza diretta delle realtà industriali: «Il nostro mondo non ha paura dei controlli, possiamo sbagliare ma mai in malafede».

Intanto, la Cgil nazionale, la Filctem e la Cgil Marche intervengono con una nota congiunta:
«Il 25 ottobre la Cgil sarà in piazza anche per contrastare ogni tentativo da parte del Governo di ridurre le tutele dei lavoratori in appalto e subappalto, di ridurre le responsabilità del committente, di depotenziare ulteriormente i servizi ispettivi e di presidio del territorio», scrivono i sindacati, in riferimento alle recenti vicende di lavoro nero e caporalato che hanno coinvolto il gruppo Tod’s.

«Noi saremo in piazza per chiedere l’esatto contrario: meno appalti e meno subappalti, stop al subappalto a cascata, portare le tutele e le responsabilità previste per gli appalti pubblici anche in quelli privati, generalizzare modelli di verifica della corretta quantità di manodopera e costo del lavoro – la cosiddetta congruità che in edilizia ha dato buoni risultati – contro ogni forma di dumping contrattuale, concorrenza sleale, lavoro irregolare e sfruttamento, per garantire la sicurezza dei lavoratori e contrastare le infiltrazioni criminali nell’economia».

«Le nostre proposte – concludono Cgil, Filctem nazionale e Cgil Marche – non solo vogliono introdurre più giustizia e libertà, ma puntano anche a recuperare quei 180 miliardi di euro che l’economia sommersa sottrae ogni anno alle casse dello Stato, all’Inps e all’Inail, per destinarli a investimenti e welfare. Anche così si difende il made in Italy, che deve essere sinonimo non solo di bello, ma anche di giusto».