Si è avvalso della facoltà di non rispondere l’ex capo di gabinetto di Acquaroli, Fabio Pistarelli, finito in carcere nell’ambito della maxi-inchiesta della DDA di Ancona su corruzione e infiltrazioni mafiose nella ricostruzione post-sisma. Pistarelli, indagato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, sta lavorando a una memoria difensiva per chiarire la propria posizione.

Bocche cucite davanti al GIP anche per gli imprenditori del filone maceratese: il noto costruttore Enrico Crucianelli, ex presidente di Ance Macerata, in carcere a Montacuto, e l’impiantista di Pollenza Antonio Cervigni, detenuto invece a Fermo. Secondo la Procura, i due rappresentavano le due facce del comitato d’affari criminale: Crucianelli otteneva i grandi appalti pubblici e poi li girava subito in subappalto a Cervigni. Per i due il GIP ha escluso l’aggravante della finalità mafiosa, ma la DDA avrebbe già presentato ricorso al Tribunale del Riesame proprio su questo aspetto.
L’aggravante mafiosa resta invece solidissima per la figura chiave dell’indagine: Vincenzo Chiappalone, imprenditore di origine calabrese residente a Sassoferrato, considerato l’anello di congiunzione con la ‘ndrangheta per il riciclaggio nei cantieri. Anche lui, dal carcere di Montacuto, si è trincerato dietro il silenzio avvalendosi della facoltà di non rispondere.

Servizio di Laura Meda