ANCONA – Apertura formale dello stato di crisi in Conerobus. A confermarlo i vertici aziendali durante l’incontro di ieri con le organizzazioni sindacali di categoria Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl-Fna e Faisa-Cisal. Nel corso della riunione l’azienda ha anche ribadito che il Fondo Bilaterale di Solidarietà rappresenta, allo stato attuale, lo strumento principale per garantire liquidità e continuità aziendale di incentivo all’esodo volontario per i lavoratori prossimi alla pensione.
Stimando un costo medio annuo di circa 44mila euro a dipendente e una platea di circa 35 lavoratori, osservano i sindacati, l’azienda potrebbe ottenere un risparmio di almeno 1.540.000 euro annui. Un possibile accordo, in tal senso, che i sindacati potrebbero sottoscrivere “solo dopo averne discusso in assemblea con i lavoratori, senza che venga in alcun modo messo in discussione l’accordo sulla produttività regionale e che sia esplicitamente previsto l’utilizzo dello stesso anche come strumento di accompagnamento alla pensione, su base volontaria”.
Rispetto alle proposte avanzate dalle parti sociali fin dal 22 dicembre 2025, “solo nel corso dell’ultimo confronto la società ha comunicato una parziale apertura, accogliendo la proposta relativa alla riqualificazione del personale, attraverso l’invio ai dipendenti di un’indagine conoscitiva sulla disponibilità a svolgere mansioni diverse”, riferiscono i sindacati, pur giudicandola un’apertura “non sufficiente”, in quanto un intervento serio e strutturale “passa dalla re-internalizzazione di servizi oggi esternalizzati – pulizie, rifornimento, verifiche, biglietterie e noleggio – utilizzando il personale già in forza a Conerobus”.
Un richiamo dei sindacati, inoltre, a Regione Marche e Comune di Ancona. “Sono indispensabili – scrivono i sindacati – l’adeguamento all’inflazione dei corrispettivi chilometrici, ormai del tutto inadeguati, e l’aggiornamento strutturale dei contratti di servizio tra Atma e Regione Marche e tra Comune di Ancona e Conerobus”, chiarendo “che la produttività regionale sia salario contrattato e parte integrante del reddito dei lavoratori”, concludono, chiedendo “scelte politiche chiare” per non mettere a rischio “il diritto alla mobilità dei cittadini, il futuro del trasporto pubblico locale e la tenuta sociale del territorio”.




