SENIGALLIA – «Presenteremo opposizione». È la reazione dell’avvocata Pia Perricci dopo aver appreso che il Gip del Tribunale per i minorenni di Ancona ha archiviato l’indagine sulla morte di Leonardo Calcina, il quindicenne che si tolse la vita il 13 ottobre 2024 a Montignano, frazione di Senigallia. La legale, che assiste la famiglia, ha riferito in conferenza stampa di aver scoperto l’esito a seguito di un accesso agli atti.
L’inchiesta della Procura dei minori – aperta con l’ipotesi di istigazione al suicidio – non avrebbe trovato prove di un nesso tra il suicidio e gli episodi di bullismo riferiti dal ragazzo: frasi offensive in classe e un messaggio vocale pesante che avrebbe circolato tra i compagni dell’istituto Panzini di Senigallia. Secondo il Gip, non sono emersi elementi in grado di sostenere l’accusa né di configurare atti persecutori.
Oltre all’opposizione al provvedimento di archiviazione, l’avvocata Perricci annuncia un’azione civile per ottenere un risarcimento danni dal Ministero dell’Istruzione. E i genitori di Leonardo hanno deciso di scrivere una lettera indirizzata allo stesso Ministero, a quello della Giustizia, al Presidente della Repubblica e alla Presidente del Consiglio: chiedono l’introduzione del reato di bullismo, convinti che quanto accaduto al loro figlio non possa restare senza conseguenze. Nel link la lettera struggente dei genitori https://www.facebook.com/photo?fbid=2764148813924311&set=pcb.2764153320590527
DI SEGUITO LA LETTERA DEI GENITORI ALLE ISTITUZIONI:
Siamo i genitori di Leonardo Calcina.
Nostro figlio si è suicidato il 13 Ottobre 2024, apparentemente senza un motivo, senza una spiegazione o almeno così vogliono farci credere alcuni…
Un motivo c’era!
Una spiegazione anche!
Una sola parola: BULLISMO!
Una parola nera e dura come la morte. Una parola che toglie la voglia di vivere. Una parola che ha distrutto nostro figlio, nell’assenza delle istituzioni, nei e con i silenzi del Governo che ad oggi ancora non ha istituzionalizzato e regolamentato il BULLISMO.
Quanti altri
Leonardo,
Paolo,
Alice (nome di fantasia) dodicenne di Pordenone,
Michele,
Tiziana,
e tanti altri purtroppo ci devono ancora essere affinché, con coraggio e devozione, Voi prendiate una penna fra le mani al fine di regolamentare il reato di bullismo?
Queste morti non possono e non devono essere invano!
Nostro figlio veniva costantemente bullizzato durante l’orario scolastico. Lo hanno detto i compagni di classe, ma i docenti DICONO di non aver visto né sentito nulla. E se Leo fosse stato un loro figlio?
Per la Magistratura non è “istigazione al suicidio” e non sono neppure “atti persecutori” perché mancherebbe il perdurare dello stato d’ansia. Ma un ragazzo che si AMMAZZA, lo fa perché non riesce più a gestire l’ansia, la paura…
Purtroppo fino a quando lo STATO delle ISTITUZIONI, e non quello di noi cittadini che viviamo quotidianamente le nostre giornate fatte di affanni e paure, non avrà il coraggio di affrontare il problema, i bulli resteranno impuniti ed i nostri figli continueranno a morire, senza dignità perché la dignità gli viene tolta dall’INDIFFERENZA! Perché il BULLISMO È INDIFFERENZA!
Indifferenza di chi non aiuta…
Indifferenza di chi si gira dall’altra parte…
Indifferenza di chi fa finta di non vedere e sentire…
Indifferenza di uno STATO che abbandona i suoi figli…
Durante la messa del funerale, io Viktoryia ho detto e ripeterò sempre che credo nella Giustizia terrena e nella Giustizia divina… il Mio Leo è figlio di tutti perché ciò che è successo a lui può succedere a chiunque fino a quando il “cancro” del bullismo non verrà sradicato definitivamente.
Dopo di nostro figlio Leo tanti altri ragazzi hanno trovato la loro fuga nella MORTE per lo stesso identico motivo… Le parole lasciano un segno indimenticabile nella mente dei bambini, nella mente degli adulti…
Leo aveva solo 15 anni appena compiuti…
Un ragazzo di altri tempi, pieno di sogni e progetti per il suo futuro. Fin da piccolo, aveva un desiderio fisso: indossare la divisa e servire la comunità. La stessa comunità che lo ha tradito a soli 15 anni!
La sua infanzia è stata segnata da un eroe, il papà, un poliziotto municipale che gli ha insegnato il valore del servizio e della dedizione. Crescendo, il suo desiderio non è svanito, anzi, si è trasformato in una passione per la giustizia e la sicurezza. Ha sognato di diventare un poliziotto, poi un vigile del fuoco, sempre con lo stesso obiettivo: aiutare il prossimo.
La sua storia è un esempio di come la purezza e la generosità di un bambino possano ispirare e commuovere. Il suo desiderio di indossare la divisa è un messaggio semplice, ma potente: AIUTA IL PROSSIMO.
I suoi professori lo ricordano come un ragazzo gentile, educato e riservato, doti che oggi sembrano essere state la sua condanna.
Un ragazzo solare, che illuminava la vita di chi lo circondava. Il suo sorriso era contagioso, la sua risata era musica per le orecchie. Aveva sempre una battuta pronta per tirarci su, per farci dimenticare le preoccupazioni e le difficoltà. Non era solo un amico per gli amici, era un compagno di avventure, un complice, un fratello.
“TI VOGLIO BENE NONNA, TI VOGLIO BENE PAPA’, TI VOGLIO BENE MAMMA!
Noi di più Leo, gli rispondevamo…
MA LEO NON C’È PIÙ!”
È per questo che chiediamo, anzi PRETENDIAMO con forza una legge severa che punisca in modo esemplare i cosiddetti ‘bulli’, i prepotenti ed i violenti sia a scuola che in qualsiasi altro ambiente e che punisca chi è chiamato a vigilare sul comportamento degli studenti, dei ragazzi e dei bambini e non lo fa’.
Nella speranza che vogliate ascoltare il nostro GRIDO DI DOLORE e vogliate concederci un incontro con le vostre persone.
Francesco CALCINA
Viktoryia RAMANENKA



