Sono circa 1000 in tutta Italia i sindaci scesi in campo con una lettera appello per provare a trattenere Mario Draghi sulla poltrona di Palazzo Chigi. Tra di loro anche 30 marchigiani, tra cui la prima cittadina di Ancona Valeria Mancinelli che ha scritto in un post su facebook con la sua adesione.

“Siamo accomunati dalla preoccupazione di affrontare un autunno già difficile per le nostre comunità, le famiglie e le imprese – scrive la Mancinelli – gli scenari di guerra internazionali e la crisi energetica determineranno effetti pesanti sulle nostre vite ed è impensabile affrontarli senza interventi correttivi, senza un governo che possa farlo, senza una guida così autorevole”
Il primo cittadino di Pesaro Matteo Ricci lo ha annunciato su twitter e poi su facebook.

“L’appello fatto dai sindaci a Draghi continua a trovare consensi e adesioni da destra a sinistra – ha spiegato Ricci – segno che i sindaci ragionano con la propria testa e nell’interesse del Paese. Contrariamente a quello che pensa Giorgia Meloni non prendono ordini da nessuno, come facevano i Podestà.

I sindaci – continua Ricci – hanno i piedi ben radicati nella realtà: parlano quotidianamente con chi lavora, con chi produce, con chi è in difficoltà economica. Abbiamo interpretato uno stato d’animo e un sentimento popolare, chiedendo a Mario Draghi di andare avanti con le riforme, per non perdere il PNRR e affrontare le sfide emergenziali come il caro-energia”.

Da sottolineare la firma del sindaco di Urbino Maurizio Gambini del Centro Destra.  A chiedere a Mario Draghi di restare, tra gli altri, anche la prima cittadina fresca di nomina a Fabriano, Daniela Ghergo, ed i colleghi Pugnaloni (Osimo), Carnevali (Polverigi), Franchi (Arquata del Tronto), Perticaroli (Arcevia), Marziali (Monterubbiano), Franchellucci (Porto Sant’Elpidio), Braconi (Agugliano), Marinangeli (Amandola), Belpassi (Peglio), Pascuzzi (Gabicce), Catena (Montecassiano), Massa (Offida).

L’appello ad andare avanti, nato sabato tramite una lettera aperta al presidente del Consiglio su iniziativa del sindaco di Firenze Dario Nardella, è presto diventato il caso che ha acceso le rimostranze della destra d’opposizione che ha accusato, per voce di Meloni, i primi cittadini promotori di mancanza di regole e di “usare le istituzioni senza pudore come se fossero sezioni di partito”. E i governatori del centro destra si schierano con lei. Il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli insieme ai colleghi (anche loro di centrodestra) dell’Abruzzo e della Sicilia Marco Marsilio e Sebastiano Musumeci contestano l’iniziativa dei sindaci. “Non condividiamo questa iniziativa sia nel merito che nel metodo. Nel merito – spiegano i tre governatori – crediamo che in questo momento l’Italia possa permettersi tutto tranne che un governo immobile, paralizzato dai giochi di palazzo e dagli scontri tra i partiti di maggioranza”.