ANCONA – Un cambio di paradigma nella gestione del territorio marchigiano per prevenire il dissesto idrogeologico. Lo invoca l’Unione nazionale comuni comunità enti montani (Uncem), che lancia l’allarme a partire dai dati Ispra 2024: tutti i comuni marchigiani presentano aree a rischio frana o alluvione. In totale, sono state censite oltre 39.000 frane (dati Inventario IFFI), e circa 1.693 chilometri quadrati, pari a oltre il 18% del territorio regionale, rientrano nelle categorie di pericolosità da frana elevata o molto elevata (P3 e P4). In queste aree vivono più di 31.000 persone, esposte direttamente a fenomeni che possono compromettere case, infrastrutture e interi centri abitati.
Sulle coste, inoltre, l’Uncem ricorda che ampi tratti di litorale soffrono di erosione: un problema aggravato dal calo dell’apporto solido proveniente dai bacini montani e collinari. “Bisogna coordinare Piani di assetto idrogeologico, strategie di gestione della costa e politiche per le aree interne, ragionando non per confini amministrativi, ma per bacini idrografici”, commenta Giuseppe Amici presidente di Uncem Marche.
“Ai piccoli comuni delle aree interne, spesso privi di mezzi e personale tecnico, vanno garantite risorse stabili e competenze condivise. E accanto alle opere strutturali, occorre puntare sulle soluzioni basate sulla natura: riforestazioni, rinaturalizzazione degli alvei, gestione forestale attiva”, conclude



