ANCONA – La Cia Marche boccia la legge di bilancio 2026 per l’agricoltura: “Troppo prudente, manca una visione”. Il presidente regionale Alessandro Taddei riconosce alcuni passi avanti – mantenuta la compensazione dei crediti fiscali, innalzato il tetto del de minimis a 50 mila euro su tre anni, prorogata la sperimentazione sulle Tea fino a fine 2026 – ma avverte: “Gli investimenti sono pochi, le opportunità limitate”.

Il nodo principale riguarda la Zes Agricola. “Se il credito d’imposta continua a essere considerato aiuto di Stato, si creano forti criticità. – spiega Taddei – Nel limite dei 50mila euro rientrano anche i contributi regionali e i risarcimenti per i danni da fauna selvatica. Per le aziende più strutturate o nelle aree montane il rischio è superare il tetto e perdere contributi fondamentali”. Resta invece senza risposta il settore della canapa industriale a basso Thc, dopo il ritiro dell’emendamento sulla legalità del fiore: migliaia di imprese ancora senza certezze normative.

Preoccupazione anche per la Pac, che resterà invariata nel 2026 con piccole riduzioni già previste. “La nuova programmazione partirà dal 2027 – dice Taddei -. La battaglia si sposta sulla contrattazione per scongiurare la convergenza in un Fondo Unico: l’agricoltura rischierebbe di essere sacrificata a favore di sanità, welfare o difesa”.

Le Marche pagano una crisi diffusa. “Nessun settore si salva. Il grano non ha mai superato i 28 euro al quintale, quando ne servirebbero almeno 30 per coprire i costi. Il vitivinicolo soffre, soprattutto per i rossi. La zootecnia è penalizzata dalla mancanza di mattatoi, gli allevatori devono rivolgersi fuori regione”. Taddei difende le aree interne, che rappresentano il 75% del territorio marchigiano: “Gli agricoltori non sono solo produttori ma custodi del territorio, prevengono il dissesto idrogeologico”. E avverte sul rischio della definizione di “agricoltore attivo” per l’accesso alla Pac: “Se venisse riconosciuto solo chi vive esclusivamente di agricoltura, molte aziende delle aree interne verrebbero escluse. Per noi agricoltore attivo è chi coltiva e mantiene la terra in buono stato, indipendentemente dal reddito principale”.