CIVITANOVA – Nelle Marche, prima a Porto San Giorgio e poi a Civitanova, con il programma protezione testimoni, da ex collaboratore di giustizia, si era rifatto una vita anche lavorando, ma è finito di nuovo nei guai Salvatore Annacondia, il 67enne pugliese, a cui sono stati attribuiti 72 omicidi.
Il boss della malavita noto alle cronache come “Manomozza”, perse la mano a seguito di un’esplosione avvenuta mentre stava pescando a strascico quando aveva 14 anni, nel 1972. Nelle scorse settimane Manomozza avrebbe chiesto un’ingente somma di denaro ad un imprenditore del fermano, minacciandolo che, se non avesse pagato, avrebbe ucciso lui e la sua famiglia.
La vittima dell’estorsione, però, si è rivolta alla polizia di Fermo che ha fatto scattare una trappola, in cui è caduto il boss, tornato in campo nella malavita. L’imprenditore, una volta data la conferma di voler pagare, ha ricevuto istruzioni per l’incontro fissato a Civitanova.
Una volta individuato il luogo, però, ad attendere Annacondia c’erano gli uomini della questura di Fermo, che hanno arrestato il 67enne in flagranza di reato. L’uomo, difeso dall’avvocato Gabriele Cofanelli, ora si trova in carcere. Le indagini dell’operazione coordinata dalla procura di Macerata sono in corso e non si esclude che ci siano state altre vittime dell’ex di Cosa Nostra.



