Lune-dì Benessere – sesta puntata: Anche tu sei in conflitto con la bilancia?
Come il cibo può essere un alleato o un nemico per la nostra salute psicofisica
Nella precedente puntata di questa rubrica, intitolata “Preferisci avere ragione o amare?
Come l’amore può contribuire alla nostra crescita personale e al nostro benessere” abbiamo analizzato affetti, relazioni, amore, come forme di attenzione, consapevolezza, rispetto, cura sia di noi stessi, sia del prossimo.
Non si può offrire all’altro quello che non abbiamo dentro noi stessi. Imparando ad amare noi stessi, apprendiamo ad amare l’altro. Amare l’altro, a sua volta, ci aiuta ad amare in modo più sano gli altri.
Il rapporto con il nostro corpo, la forma fisica, che va al di là della mera apparenza, è veicolo, espressione, di ciò che siamo dentro. Non si tratta di mera materia, ma di vera e propria sostanza interiore.
Quanto ci prendiamo cura del corpo?
Quanto ce ne occupiamo?
Ci ricordiamo del corpo solo quando ci duole, non soddisfa le nostre aspettative?
In questo senso il cibo può costituire un valido alleato per il nostro benessere e la nostra salute, oppure, al contrario, può rappresentare un grande pericolo e una minaccia concreta alla nostra stessa sopravvivenza.
Il cibo, in realtà, non è solo materia, carburante per il buon funzionamento molecolare ed energetico del corpo, ma è anche e soprattutto madido di profondi significati simbolici. Per ciascuno esso ha una connotazione peculiare, che si declina in scelte, comportamenti, pensieri, emozioni, luoghi, tempi, circostanze.
Ecco perché, a tutti gli effetti, il rapporto che abbiamo col cibo e tutta l’intera esperienza alimentare può simbolizzare in piccolo il rapporto che abbiamo con noi stessi e con l’altro da noi.
Indaghiamo insieme che cosa può rappresentare per noi il cibo e come è cambiata tale relazione in questi ultimi anni e, soprattutto, cosa ha comportato per la nostra salute, fisica e psichica.
– Come abbiamo mangiato durante il lockdown
– Le conseguenze delle scorte di cibo
– Cosa cambia nel 2021: La riscoperta della Dieta Mediterranea
– Il nostro rapporto col cibo e la bilancia oggi
– Il cibo come fonte di benessere o malessere
– Panico da bilancia: che fare?
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Come abbiamo mangiato durante il lockdown
Abbiamo trascorso mesi durante il 2020, volenti o nolenti, reclusi dentro casa. Anche i famosi 200 metri sotto casa concessi per un poco di sana e auspicabile attività motoria, spesso, un po’ per paura, inedia, pigrizia, li abbiamo trascurati e ci siamo trascinati tra le varie stanze di case, tra letto, sedie, divani, smartworking, canzoni gridate da terrazzi, e striscioni colorati e appesi con l’ormai famoso motto: “Andrà tutto bene”.
E’ andato tutto bene sul fronte alimentare?
Cosa ci ha portato sul versante cibo e rapporto con esso questi mesi di pandemia?
Come sono state le ripercussioni sulla bilancia?
Da uno studio Crea del 2021, riferito al 2020, pare che abbiamo introiettato più cibo, ci siamo mossi di meno, abbiamo guadagnato chili di peso, mediamente 6, ci sono stati aumenti del tasso di obesità, anche se il consumo si è orientato in parte verso cibi più salubri come verdure, legumi, ma anche purtroppo, verso dolci, salatini, snack, cibi processati, inscatolati, a lunga conservazione, alcolici.
In pratica: abbiamo sentito il desiderio e la necessità, più che altro emotiva, dei cosiddetti “comfort food”, alimenti ricchi in particolare di zuccheri semplici, sale, grassi che producono ormoni del benessere, innalzano il tono dell’umore, consolano, coccolano, celebrano un momento particolare, spengono la noia, la paura, l’ansia, l’irrequietezza.
Complice il maggiore tempo disponibile, ne abbiamo investito parecchio per la ricerca, la scelta, il confezionamento delle pietanze, improvvisandoci panettieri, pasticceri, chef, enologi. Non a caso, forse, nei primi periodi di pandemia risultavano introvabili farine, lieviti, uova. Con essi, in ogni caso, presi dal panico della emergenza e della sensazione di minaccia tangibile alla nostra sopravvivenza, abbiamo anche collezionato abbondanti scorte di biscotti, inscatolati, latte a lunga conservazione, pasta, carne già cotta.
Le conseguenze delle scorte di cibo
Da questo quadro di sovrabbondanza di cibo, tempo, emozioni contrastanti, più o meno inconsce, notizie con cui ci bombardavamo ogni istante per restare aggiornati, nel timore di restare esclusi da qualche importante, improbabile, repentina modifica dello stato delle cose, il nostro corpo e la nostra psiche sono stati messi a dura prova.
Anche le persone più lucidi, razionali, posate, solide, calme, nel profondo qualche scossone lo hanno avuto.
Si calcola che i giovani, anche se inizialmente sembravano essere più capaci di adattarsi alle circostanze, grazie anche alla maggiore flessibilità interiore, hanno riportato un aumento di circa il 30% dei disturbi della alimentazione.
Come se non bastasse tali disordini hanno iniziato a manifestarsi in età più precoce e, come purtroppo è accaduto, senza un intervento precoce, coordinato, sistematico, interdisciplinare su più fronti, sono destinati a cronicizzare nel tempo, senza via d’uscita.
Si tratta di situazioni molto serie in cui, al limite, può essere in gioco la sopravvivenza stessa, oltre che la co-occorrenza di diverse patologie sia fisiche, sia psichiche, croniche e irreversibili nel tempo.
In questo senso il contesto educativo, familiare, ma anche le immagini televisive, dei social, in cui è stato investito maggiore tempo, possono avere influito abbondantemente.
Il cibo in molte occasioni è stato concepito come anestetico alle emozioni contrastanti, paura, rabbia, smarrimento, odio, ribellione, frustrazione, aggressività, confusione, ansia, depressione, come premio, celebrazione, antidoto alla noia, passatempo.
Tutto questo, unitamente alla quasi totale assenza di movimento fisico, ha fatto assistere a un lievitare dei casi di obesità.
Al tempo stesso, però, altre persone, per diverse caratteristiche di personalità, abitudini, inclinazioni interiori, cultura sociale, familiare, ambientale, hanno ristretto e controllato sempre più il regime calorico e la quantità di cibo assunto, fino a raggiungere soglie di scarso peso molto preoccupanti.
Sono anche stati in risalita le situazioni di “binge eating”, momenti in cui gli impulsi prendono il sopravvento e ci portano ad abbuffarci in modo incontrollato e ingiustificato, senza particolari stimoli di fame organica, di enormi quantità di cibo, salvo poi pentircene amaramente. Tutto questo, ancora una volta, per mettere a tacere i conflitti interiori, mentali ed emotivi che, a tratti, caratterizzavano le nostre lunghe giornate.
Cosa cambia nel 2021: La riscoperta della Dieta Mediterranea
Da una indagine di Altroconsumo emerge che nel corso del 2021, oltre che trascorrere più tempo in cucina e ai fornelli, abbiamo iniziato a frequentare alacremente i negozi del vicinato. Ci è piaciuto mangiare a “chilometro zero”, sostenibile, a riscoprire il cibo gustoso, di origine e qualità controllata, magari più costoso, a scapito di minori inscatolati, surgelati, a lunga conservazione.
Nonostante ciò, abbiamo tenuto d’occhio con cura il portafoglio, riducendo gli sprechi e facendo attenzione scrupolosa ai costi.
Per cui: a inizio pandemia, nel 2020, abbiamo vissuto un periodo eccezionale, ci siamo concessi qualche stravizio in più che ci ha appesantiti il corpo e la mente, successivamente siamo tornati sui nostri passi e abbiamo riscoperto il gusto, la salubrità, la giusta misura, bilanciando meglio scelte sane, eque, economiche quanto basta per soddisfare i nostri appetiti, fisici e psichici.
Se all’inizio siamo caduti nella trappola del “craving”, che ci ha portato ad una dipendenza fisica ed emotiva dai carboidrati, tra pizza, pane, dolci, per lo più fatti in casa, che, in concomitanza con la quasi totale assenza di attività motoria, ci ha fatto lievitare anche il corpo, successivamente abbiamo riscoperto una dieta più sana, bilanciata, in perfetto stile mediterraneo, con più frutta, verdura, legumi, pesce, formaggi e minori cibi confezionati e processati.
Il nostro rapporto col cibo e la bilancia oggi
Attualmente, ad inizio 2022, dopo un periodo di infrazione di regole, eccezionalità delle circostanze e dei comportamenti, seguito da una riscoperta di una alimentazione più sana, moderata, sostenibile, ci troviamo in un momento in cui dobbiamo comunque fare i conti con l’eredità dei chili di troppo che la bilancia ogni mattina implacabilmente ricorda a molti di noi.
Sembra, però, che molte delle buone pratiche le stiamo perdendo per strada. Secondo una indagine di Waste Watcher International pare che abbiamo ricominciato a sprecare più cibo. Nel mondo si calcola che buttiamo ben 74 kg di cibo a testa ogni anno, mentre in Italia più di 30 con una spesa complessiva di oltre 7 miliardi di euro.
Ciò che gettiamo maggiormente sembra essere: frutta, cipolle, aglio, tuberi, pane fresco, verdure, insalata, più che altro perché ci dimentichiamo di ciò che acquistiamo, perché calcoliamo male le quantità, o perché accumuliamo un eccesso di scorte.
Il cibo come fonte di benessere o malessere
In questi ultimi anni, quindi, i nostri comportamenti alimentari sono stati molto contrastanti, altalenanti, contraddittori. Complice l’emergenza sanitaria, le ripercussioni sociali, economiche, politiche, culturali, educative, professionali, i pensieri, le emozioni, i comportamenti che hanno innescato queste eccezionali circostanze, più o meno inconsciamente, hanno lasciato un inevitabile segno.
Alcuni di noi, già fragili in partenza, oppure con disagi fisici e/o emotivi pregressi, o con predisposizione ad essi, ne hanno subito maggiormente le conseguenze.
C’è stato anche chi ha sostenuto a gran voce che ormai la vera emergenza non è più quella della pandemia da malattia di Covid, ma da disturbi psichiatrici. I disordini della alimentazione, anoressia, bulimia, binge eating, obesità, sovrappeso rientrano tra questi ultimi.
I disturbi compulsivi della alimentazione sono peggiorati in chi già ne era affetto, complici ansia, depressione, panico, paura, smarrimento e altri vissuti emotivi dolori associati al momento storico, così come per l’impossibilità di richiedere e ottenere adeguato e tempestivo aiuto. Al tempo stesso vi è stato un aumento dell’esordio di nuovi casi, per di più ad una età sempre inferiore.
In particolare, tutto questo si è palesato più frequentemente in queste forme:
– mangiare in modo disordinato, con molteplici, ripetuti, compulsivi spuntini
– aumento delle quantità di cibo assunto
– innalzamento dell’appetito
– consumo del cibo sotto una forte pressione emotiva
– al contrario, riduzione della quantità di cibo introdotto
– nascita o ricomparsa di sintomi disfunzionali legati alla sfera alimentare.
Il cibo è diventato valvola di sfogo, conflitto, è stato un modo per gestire lo stress, la depressione, le preoccupazioni economiche, professionali. Chi già praticava sport e attività motoria li ha incrementati durante la pandemia. Vi è stata una diffusa e generalizzata variazione, e spesso distorsione, della percezione della propria immagine corporea, complici gli schermi della Didattica a Distanza, delle videoconferenza, del cosiddetto “smart working” in cui siamo stati confinati.
Si è riscontrato un aumento delle casistiche di disagio tra persone a basso reddito, con scarse o assenti forme di assistenza per tale disturbi.
I fattori che ci hanno esposto a maggiori rischi di sviluppare modalità distorte di alimentazione sono stati: l’interruzione delle nostre abitudini di vita, la restrizione degli spostamenti, lo smart working, la maggiore frequenza degli spuntini, la diversa organizzazione di spazi e tempi, la maggiore possibilità di pensare e maneggiare il cibo.
Le indicazioni e le raccomandazioni a cui siamo stati più volte esposti non ci hanno certo portato su una strada di scelte sane. La prescrizione di uscire il meno possibile, di limitare a soli 200 metri sotto caso una eventuale, necessaria attività motoria, la sensazione di carestia imminente, il mancato controllo sul futuro, prossimo e remoto, il maggiore tempo trascorso tra i social, specie tra i giovani, dove emergono icone e ideali di gioventù, bellezza, appetibilità fisica, le apparenze, l’isolamento, la solitudine, in alcuni casi la percezione del cibo come possibile veicolo di contagio e con maggiore conseguenza di attenzione alla sua salubrità, che impone rigide manie di controllo, verifica, conteggio, cura, con conseguente stress, ci hanno indotti ad un rapporto con noi stessi, il cibo, la bilancia piuttosto disfunzionale.
Panico da bilancia: che fare?
Nonostante il quadro del nostro rapporto con il cibo denunci luci e ombre, non tutto è perduto. Siamo ancora in tempo per risvegliare la nostra consapevolezza circa i nostri vissuti, pensieri, emozioni, scelte, significati, anche e soprattutto simbolici che esso riveste.
Anzi, la pandemia, e le fasi alterne vissute possono contribuire ad aiutarci a riscoprire il vero senso del mangiare, in solitudine o in condivisione.
Anche il rapporto con noi stessi, con la bilancia, il corpo, e i suoi simbolismi ne può restare beneficiato.
I famosi consigli alimentari degli esperti, la ben nota Dieta Mediterranea, patrimonio per la intera umanità la conosciamo bene, e che essa contempli anche una adeguata attività motoria lo sappiamo.
Non ci resta se non darci da fare. Non domani, non la prossima settimana. Oggi stesso. Se veramente lo vogliamo. Se realmente vogliamo compiere un atto di cura, rispetto, amore verso noi stessi e la intera umanità.
Siamo noi, con un profondo lavoro di indagine, in primis interiore, che possiamo decretare un cambiamento di percezione di noi stessi, del cibo, e della bilancia. Possiamo renderceli amici, o nemici. A noi la scelta.



