Il 7 aprile 1948 entrava in vigore la costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sancendo per la prima volta nella storia un principio rivoluzionario: la salute è un diritto fondamentale di ogni essere umano, non un privilegio. Da allora, ogni 7 aprile il mondo si ferma per ricordarlo. Quest’anno il tema scelto dall’OMS — “Insieme per la salute. Al fianco della scienza” — richiama con urgenza il valore della cooperazione e della conoscenza condivisa come unici strumenti capaci di garantire salute equa e universale.

Un appello che, in Italia, dovrebbe essere superfluo. La nostra Costituzione lo dice chiaramente all’articolo 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività“. Eppure, a 78 anni dall’istituzione dell’OMS e a 47 dalla nascita del Servizio Sanitario Nazionale — voluto dalla legge 833 del 1978 per garantire cure a tutti, indipendentemente dal reddito, dall’età, dalla condizione sociale — quel principio è oggi messo sotto pressione come mai prima.

Liste d’attesa insostenibili, carenza di medici di base, tagli ai servizi territoriali, la progressiva espansione del privato a scapito del pubblico: sono segnali che il SSN, patrimonio civile di tutti gli italiani, rischia di essere svuotato nella sostanza, pur restando formalmente in piedi.

LA PREVENZIONE: IL DIRITTO CHE COSTA MENO E VALE DI PIÙ

Tra le vittime più silenziose di questo smantellamento ci sono le persone anziane. Per loro la prevenzione non è un optional: è la differenza tra una vecchiaia dignitosa e autonoma e una vita segnata da malattia, isolamento, dipendenza.

La prevenzione funziona. Corretti stili di vita — alimentazione equilibrata, movimento regolare, controlli periodici — riducono drasticamente l’incidenza delle patologie cronico-degenerative che oggi rappresentano il carico più pesante per il sistema sanitario e per le famiglie. Ma la prevenzione richiede un sistema pubblico capillare, vicino ai cittadini, accessibile a chiunque. Non si può prevenire a pagamento.

Per questo SPI CGIL Macerata e AUSER Macerata tornano a porre il tema della salute degli anziani al centro del dibattito pubblico: non come questione demografica o di bilancio, ma come questione di giustizia.

IL CONVEGNO 

A due giorni dalla Giornata Mondiale della Salute, giovedì 9 aprile, SPI CGIL Macerata e AUSER Macerata hanno organizzato il convegno:

“PARLIAMO DI PREVENZIONE PER INVECCHIARE IN BUONA SALUTE”

Difendiamo il Servizio Sanitario Nazionale

L’appuntamento si è tenuto presso la Sala Parrocchiale Buon Pastore, in località Collevario a Macerata, e si è avvalso della preziosa partecipazione istituzionale dell’AST di Macerata e dell’ATS 15, che hanno portato al tavolo l’esperienza concreta dei servizi sanitari e socio-assistenziali presenti sul territorio. 

Il convegno si è articolato in due parti.

La prima è stata dedicata alla prevenzione. Dopo i saluti di Daniela Muzi, Presidente Provinciale di AUSER Macerata, la Dott.ssa Maria Teresa Carloni, del Dipartimento di Contrattazione Sociale dello SPI Macerata, ha introdotto i lavori.

Il Dott. Alberto Tibaldi, Responsabile del Dipartimento Prevenzione dell’AST 3 Macerata, ha illustrato le attività del Dipartimento per la promozione della salute degli anziani. 

La Dott.ssa Maria Sellitti, Psicologa del Dipartimento AST 3 Macerata, presenterà strategie di prevenzione e promozione della salute.

Il Dott. Marco Mariani, dell’UOSD Epidemiologia dell’AST 3 Macerata, offrirà una lettura epidemiologica delle malattie cronico-degenerative.

La seconda parte è stata dedicata alla fibromialgia — una patologia cronica, spesso invisibile, che colpisce prevalentemente le donne e che troppo spesso viene ignorata o sottovalutata nei percorsi diagnostici e terapeutici. La Dott.ssa Alessandra Politi, psicoterapeuta, ha affrontato gli aspetti psicologici e la gestione quotidiana di questa condizione, aprendo poi il confronto con il pubblico.

Le conclusioni sono state affidate a Romina Maccari, Segretaria Generale dello SPI CGIL Macerata.