E’ partito ieri, al tribunale di L’Aquila, il processo per l’alluvione di Senigallia (Ancona) del 3 maggio 2014, nel quale sono imputate otto persone per l’accusa di inondazione colposa. Un procedimento che parte 11 anni dopo i fatti, vari rinvii e un cambio di tribunale perché tra gli alluvionati era presente anche un magistrato di Ancona.
Il primo teste dell’accusa ad essere sentito è stato il colonnello Simone Cecchini, all’epoca comandante del Nucleo Investigativo di polizia Ambientale ed Agroalimentare dei carabinieri forestali di Ancona, che condusse le indagini.
Una testimonianza durata quasi otto ore che ha avuto al centro l’attività del Centro operativo comunale, predisposto a gestire le attività per contrastare le emergenze, e che sarebbe stato aperto con due ore e mezza di ritardo
Sulla base delle procedure, il Coc doveva aprire alle 5.20, la soglia di attenzione per la fase di preallarme che era stata già raggiunta per il superamento degli argini da parte del fiume. Nessuno però avrebbe monitorato la soglia del Misa.
“Fa male quanto riferito dal colonnello Cecchini – ha commentato l’avvocato Corrado Canafoglia, che rappresenta 395 parti civili tra familiari dei quattro morti, e persone e attività danneggiate . Ora la verità sta iniziando ad emergere”. Prossima udienza il 3 luglio



