ANCONA – “Quando la mattina aprite gli occhi abbracciate i vostri figli o nipoti, pensate a Matteo Concetti che non respira più, alla sua famiglia: nulla, se non l’ottenere giustizia, potrà lenire il nostro dolore”. Rompe il silenzio 16 giorni dopo la morte del proprio figlio 25enne, trovato senza vita all’interno della cella d’isolamento nella quale era rinchiuso nel carcere di Montacuto, Roberta Faraglia. Giutizia è la parola guida della donna, rilanciata attraverso una lettera diffusa dal suo legale, l’avvocato Giacomo Curzi.

“Mio figlio ha varcato quel cancello con le sue gambe che tanto volevano correre, e ne è uscito in una bara – scrive la Faraglia – . Sono tante le cose che potrei dire dell’ultimo giorno in cui ho incontrato mio figlio, come anche dei precedenti colloqui avuti con lui presso la struttura carceraria, ma non è ancora il momento: sono certa che le indagini in corso chiariranno la responsabilità di quanti non hanno voluto fare nulla per ascoltare il suo grido di aiuto. La battaglia per ottenere giustizia è appena iniziata, sarà lunga, forse difficile, ma vale la pena di essere combattuta”.