ANCONA – “Dall’attività di analisi e dalle investigazioni è emerso che ad oggi non emergono associazioni criminali radicate nel territorio marchigiano ma sono state rilevate propaggini riconducibili alle mafie tradizionali. In particolare, è da tempo documentata la presenza e l’operatività di soggetti di matrice ‘ndranghetistica interessati prevalentemente all’infiltrazione del tessuto economico ed imprenditoriale”. È quanto si legge in un passaggio dell’ultima relazione al Parlamento della Direzione investigativa antimafia (Dia).

Tra le criticità rilevate dalla Dia, oltre alla presenza della ‘ndrangheta, interessata al riciclaggio e reinvestimento di capitali illeciti, ci sono i gruppi criminali stranieri dediti soprattutto allo smercio della droga. Il tessuto imprenditoriale, le risorse del Pnrr e i fondi per la ricostruzione post sisma sono gli elementi che fanno più ‘gola’ alla criminalità, mentre tra i punti di maggiore interesse nella regione spicca il porto di Ancona.

“La Regione è caratterizzata da una elevata densità di imprese operanti nei vari settori dell’agroalimentare, del manifatturiero e del turismo – prosegue il report -. Il sistema produttivo, per lo più basato su imprese di piccole e medie dimensioni, potrebbe essere potenzialmente attrattivo per la criminalità organizzata soprattutto con scopi di riciclaggio e reinvestimento dei capitali illecitamente acquisiti. Il territorio marchigiano, colpito dal sisma del 2016, continua ad essere interessato dai lavori di demolizione, smaltimento delle macerie, nonché dalle opere di ricostruzione che impegnano considerevoli finanziamenti pubblici, non ultime le importanti risorse assegnate alla Regione Marche con il Pnrr, i fondi Next Generation UE e i Fondi Strutturali della Programmazione 2021-2027, che devono mantenere alta l’attenzione per il contrasto alle infiltrazioni mafiose”.