Nelle Marche il lavoro è sempre più precario. Nei primi sei mesi del 2026 le aziende hanno effettuato 119.461 assunzioni, in calo dell’1,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. A crescere sono soltanto i contratti a chiamata (+6,4%) e quelli in somministrazione (+1,9%). È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio sul mercato del lavoro dell’INPS, elaborati dall’IRES Cgil Marche.
A preoccupare il sindacato è soprattutto la scarsa incidenza delle assunzioni stabili: solo il 10% dei nuovi contratti è a tempo indeterminato, una percentuale che colloca le Marche al terzultimo posto tra le regioni italiane, ben al di sotto della media nazionale del 14,9%.
La tipologia contrattuale più diffusa resta quella a tempo determinato, che rappresenta il 35,9% delle nuove assunzioni, seguita dal lavoro intermittente con il 21,8%. Proprio per il ricorso ai contratti a chiamata, le Marche si confermano al primo posto in Italia, con un’incidenza quasi doppia rispetto alla media nazionale dell’11,2%.
Nel periodo gennaio-giugno 2026 le cessazioni dei rapporti di lavoro sono state 84.885, sostanzialmente stabili rispetto al 2025. Il saldo tra assunzioni e cessazioni rimane positivo, con 34.576 rapporti di lavoro in più, ma non per i contratti a tempo indeterminato. In diminuzione anche le trasformazioni dei rapporti precari in contratti stabili: sono state 11.717, l’8% in meno rispetto allo scorso anno.
Sul fronte delle cessazioni, diminuiscono i licenziamenti per motivi economici (-6,3%) e le dimissioni (-3,2%), mentre aumentano i licenziamenti disciplinari (+3,2%) e le risoluzioni consensuali (+20,8%), queste ultime comunque poco rilevanti sul totale.
La Cgil Marche chiede alla Regione di intervenire con incentivi mirati all’occupazione stabile. «Il ricorso al lavoro temporaneo resta una componente strutturale del nostro sistema produttivo – sottolinea Eleonora Fontana, segretaria regionale Cgil Marche –. L’aumento dei contratti a chiamata e la contestuale diminuzione delle assunzioni stabili sono il segno di un mercato che richiede disponibilità permanente ai lavoratori senza offrire, in cambio, continuità di reddito e diritti. La Regione avvii al più presto la programmazione per il 2027 per incentivare il lavoro stabile e di qualità».


