SANT’ANGELO IN VADO – Dopo dieci anni dal delitto di Sant’Angelo in Vado, si chiude definitivamente anche l’ultima pagina giudiziaria sulla morte di Ismaele Lulli. Ambera Saliji, 29 anni, è stata prelevata da casa dai Carabinieri la mattina dello scorso 30 ottobre e portata nel carcere femminile di Pesaro, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica di Urbino.

La giovane, di origini macedoni, è stata condannata in via definitiva a 5 anni e 3 mesi di reclusione per concorso anomalo volontario e aggravato nell’omicidio di Ismaele Lulli, il 17enne messo in croce e sgozzato il 19 luglio 2015 nei boschi di San Martino in Selva Nera.

La sentenza di appello, pronunciata a maggio scorso, è diventata definitiva dopo la scadenza dei termini per il ricorso in Cassazione, mai presentato.

Secondo quanto accertato dai giudici, fu lei – allora 19enne e fidanzata di Igli Meta – a convincere Ismaele a raggiungerla con un messaggio, attirandolo in un’imboscata con il pretesto di un incontro chiarificatore. Al posto suo si presentarono Meta e l’amico Marjo Mema, poi condannati all’ergastolo in tre gradi di giudizio per aver seviziato e ucciso il giovane.

Ambera, inizialmente ascoltata come testimone, venne poi iscritta nel registro degli indagati e rinviata a giudizio per concorso anomalo. Nelle motivazioni della sentenza i giudici hanno ritenuto provata la sua consapevolezza dell’intento violento dei due esecutori.

Negli ultimi anni la giovane viveva e lavorava a Pesaro. I Carabinieri sono intervenuti quando hanno verificato che stava probabilmente organizzando il rientro in Macedonia del Nord. Dopo le formalità di rito, è stata associata alla Casa Circondariale di Pesaro.

Ora dovrà scontare la pena di 5 anni e 3 mesi. Tra circa un anno, potrebbe tuttavia richiedere una misura alternativa come la detenzione domiciliare.