ANCONA – Sul filo di lana. A pochi minuti dal termine ultimo. L’Ancona è viva, ma appesa a un filo sottilissimo. Il destino del calcio biancorosso è nelle mani della Covisoc: la domanda d’iscrizione alla prossima serie C è stata depositata quando mancava poco alla mezzanotte del 4 giugno con anche il pagamento degli stipendi di marzo e aprile ai tesserati. Sarà tutto ok? Questione di valuta, argomento per giuristi, bancari e controllori della Lega Pro.

Di certo i tifosi biancorossi rimangono tra “color che son sospesi” al culmine di una giornata manifesto del surrealismo.

La cronaca di questo tragicomico martedì anconetano. Attorno all’ora di pranzo si diffonde la notizia che patron Tony Tiong non abbia pagato le pendenze contrattuali di marzo e aprile a giocatori e staff tecnico e, dall’altro capo del mondo, risulti irraggiungibile dalla sede di via Schiavoni. Li dentro il responsabile della comunicazione Paolo Papili presenta le proprie dimissioni. Mister Roberto Boscaglia, pronto a incontrare lo staff del settore giovanile, rimane incredulo e vittima suo malgrado.

Fuori iniziano a radunarsi ultras e tifosi dorici. Sale la tensione e, soprattutto la rabbia. L’AD Roberta Nocelli in lacrime, accompagnata dalla segretaria Mancini e dal consigliere Postacchini, spiega che Tiong ha cambiato d’improvviso i piani (lui che appena il 29 maggio con tanto di comunicato stampa affermava invece che l’Ancona non era in vendita e che il progetto sarebbe proseguito), che Mauro Canil (detentore del cinque per cento delle quote del club) sta facendo di tutto per recuperare la somma che serve (450 mila euro, ndr) e che, extrema ratio, “lavoriamo almeno per la serie D”.

La fine del calcio, di nuovo, per la quarta volta in 20 anni nel capoluogo, fa montare l’esasperazione. I sostenitori biancorossi diventano 150, poi 200. Entrano nella sede, un vetro rotto e una stanza a soqquadro. Arrivano tre volanti della Polizia, una pattuglia dei Carabinieri e in serata anche agenti in assetto antisommossa.

In via Schiavoni mette piede pure il sindaco Daniele Silvetti per tutto il pomeriggio dimenatosi tra le vane telefonate a Tiong e i tentativi di aiuto e soccorso a Canil. “Operazione fatta” si lascia andare quando alla mezzanotte mancavano dieci minuti. Nella testa del primo cittadino ci sarebbe anche quel milione e 300 mila euro messo a bilancio e che corrisponde al corrispettivo che l’Ancona dovrebbe al Comune per l’acquisto dell’area sulla quale costruire il nuovo centro sportivo.

Ancona viva, almeno per qualche altro giorno. Chi ha messo i soldi? Un potenziale nuovo acquirente con Canil? Il destino è fragile e la Covisoc può essere una scure. Il 10 giugno se ne saprà di più, in caso di domanda giudicata incompleta, il club avrebbe 24 ore di tempo per presentare ricorso.