Io non ho mai smesso di lavorare per questo obiettivo. Da vicesindaco nel 2010, da sindaco negli anni del sisma, da consigliere regionale, da vicepresidente e oggi da Presidente del Consiglio regionale delle Marche ho seguito ogni passaggio. Bene che oggi vi sia convergenza politica. Ma adesso servono decisioni e fatti concreti: se davvero tutti vogliamo il carcere a Camerino, dimostriamolo con gli atti”. Lo scrive il presidente del Consiglio regionale delle Marche Gianluca Pasqui, ex sindaco di Camerino, con riferimenti alla propria attività negli anni per un carcere nel territorio camerte: “ho riaperto – sottolinea – un discorso che sembrava chiuso”.
    Il 27 ottobre 2016 l’istituto venne evacuato “a causa dei gravi danni subiti dalle scosse del 24 e 26 ottobre, ricadendo nella zona rossa del centro storico, come richiamato nel decreto ministeriale che nel 2022 ne dispose la chiusura definitiva”, ricorda Pasqui ripercorrendo la vicenda della casa circondariale. “La perdita dell’edificio storico non poteva però – secondo il presidente del Consiglio regionale – coincidere con la rinuncia al presidio penitenziario”.
    Pasqui accogli “con favore l’intervento dell’onorevole Irene Manzi (Pd) sul carcere di Camerino. È un fatto positivo che anche il Pd oggi affermi con chiarezza che il presidio penitenziario debba restare nel nostro territorio. Questo significa che nessuno potrà più dire che il carcere a Camerino non si può fare. Ringrazio l’onorevole Manzi per l’attenzione, ma dobbiamo essere altrettanto chiari: le interrogazioni parlamentari non bastano: servono atti concreti”.
    Il presidente del Consiglio regionale ripercorre le tappe della vicenda: “già nel 2010 l’allora sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo visitò l’istituto camerte, riconoscendone i limiti strutturali e manifestando l’attenzione del Governo verso la realizzazione di una nuova struttura”. Poi, sempre nel 2010 a Roma, “l’Intesa istituzionale nel Piano Carceri nazionale che prevedeva la realizzazione di un nuovo carcere a Camerino”. Pasqui, allora vice sindaco, partecipò al “percorso amministrativo che inserì formalmente la città nella programmazione nazionale per il nuovo istituto”. Un progetto “avviato ben prima del terremoto. Con la caduta del Governo Berlusconi, – ricorda – il quadro politico cambia e il progetto per un nuovo carcere di Camerino viene accantonato”. In seguito il sisma, l’evacuazione e la chiusura.
  “Fin da subito – ricorda – come sindaco ho distinto tra l’inagibilità dell’immobile e la necessità di mantenere la funzione carceraria nel territorio”. Pasqui cita una serie di tappe che sembravano preludere alla realizzazione di una nuova struttura, fino al 2021, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria trasmise “la comunicazione di ipotesi di soppressione”, motivandola con la ridotta capienza di 41 posti, l’inadeguatezza dell’immobile storico e la linea nazionale di superamento degli istituti sotto i cento posti. Poi il decreto firmato dalla Ministra della Giustizia Marta Cartabia che dispone la chiusura definitiva, la dismissione e la restituzione al Demanio dell’immobile. “È un dato politico oggettivo – osserva Pasqui – che la chiusura definitiva dell’immobile sia avvenuta in quel contesto istituzionale e con un’amministrazione comunale diversa dalla mia. Io in quel momento non ero sindaco”. Poi Pasqui presentò una mozione approvata all’unanimità che impegnava la Regione ad attivarsi con il Governo per tutelare il “sistema penitenziario nelle aree interne, con esplicito riferimento alla ricostruzione del carcere di Camerino”. Da lì, sottolinea, l’azione di Pasqui in quella direzione si era intensificata con esponenti del Governo. “Grazie all’attivazione dell’onorevole Francesco Battistoni presso il Vicepresidente del Consiglio e Ministro Antonio Tajani, – sottolinea Pasqui – si aprono ulteriori interlocuzioni istituzionali che consentono di riaccendere un’attenzione concreta sul dossier”.