"L'artista muore, l'arte rimane. Siate un capolavoro di vita".

Nazareno Rocchetti si è spento poche ore fa all'Ospedale di Torrette, dove era ricoverato da alcune settimane. Con l'amico comune Marco Santini lo avevo intervistato, anzi ascoltato grazie alle telecamere di ÈTv Marche, mentre raccontava la sua vita tra sport, arte e un pizzico di filosofia, accompagnato dal violino del Maestro.

La condivido qui, nella speranza che il suo messaggio possa rappresentare un testamento di fuoco, l'elemento che Nazareno aveva saputo domare attraverso le sue opere.

uomo dalle due vite: massaggiatore di fama internazionale prima, artista del fuoco e del “Cristo delle Marche” poi. Nazareno ha fatto della sua vita un'opera d'arte, e delle sue opere d'arte una vita. Entrambe piene di passione, di forza, d'amore, di spiritualità. Questa sera, dalle ore 23 sul canale 12, Nazareno lancerà il suo messaggio di coraggio e gratitudine al mondo da una stanza dell'Ospedale di Torrette, dove è ricoverato da giorni, in condizioni critiche, accompagnato dalle note del Maestro Santini. Tra i due c'è un legame universale, simboleggiato dal Cristo delle Marche, opera collocata su una vetta ad Avenale di Cingoli, che ha ispirato l'omonimo brano per violino benedetto anche da Papa Francesco. Massaggiatore di fama internazionale, Rocchetti è conosciuto come l'angelo custode dei muscoli di Pietro Mennea nel 1979, quando a Città del Messico battè il record dei 200 metri piani, di Sara Simeoni alle Olimpiadi di Montreal del ’76 e di Mosca del 1980, ma anche di Alberto Tomba e delle campionesse del fioretto marchigiano Giovanna Trillini e Valentina Vezzali. La sua seconda vita è tra fuoco e pietra, come artista folgorato nel 1999 dall’incontro con lo spagnolo José Guevara, che gli dice "tu sarai il mio erede". Nazareno passa dal lavorare i “corpi”, per guarirli, a plasmare la materia per curare l'anima delle persone, attraverso l'arte. Una mission che lo porta a realizzare capolavori esposti oggi nelle più importanti piazze della sua amata regione, le Marche, come davanti alla sede della Lega del Filo d'oro. Si impossessa del talento, e alla fine il talento si impossessa di lui: realizza il “giardino dei sogni” che circonda, invadendola, la sua dimora sulle colline di Cingoli. Il suo viaggio intorno al mondo, tra olimpiadi e mostre d'arte, inizia con una domanda fatta al padre, Vitaliano: “Babbo, cosa c'è al di là del mare?” Parole che sono diventate il titolo della sua autobiografia, edita da Giaconi. Il testo è pubblicato, finito, il viaggio di Nazareno ancora no. C'è qualcosa da raccontare ancora, una pagina da scrivere, una voce calda come il fuoco, una storia da modellare a colpi di parole, una vita da conoscere. “L'artista muore, resta l'arte, resta l'amore”. E’ uno dei passaggi più forti dellintervista di stasera: parole forgiate nella malinconia tanto quanto nella gratitudine, che Nazareno rivolge senza nascondersi a un Dio che ha sempre cercato dsi catturare nelle sue opere. Non è un caso che l'ultimo suo pensiero – per ora – sia rivolto a Papa Francesco…