Oltre 4.000 cittadini hanno partecipato al funerale allo Stadio di Macerata dei tre ragazzi morti nell’incidente di domenica mattina sulla Valdichienti. L’intera comunità si è stretta attorno ai familiari…

 

Testo della Omelia di Don Juan Carlos Munoz

Cari fratelli e sorelle, proprio mentre noi stiamo celebrando questo momento di dolore, il nostro Vescovo sta pregando con noi e per noi, assieme ad altri sacerdoti di Macerata, nel pellegrinaggio alla tomba di Santa Teresa ad Avila, perché anche questa grande santa ci benedica e consoli il nostro dolore.

Qualche tempo fa, Papa Leone, incontrando personalmente i genitori di quei giovani che erano rimasti coinvolti nella tragedia in Svizzera, nell’incendio di cui tanto si è parlato, aveva detto delle parole che, sono certo, rivolgerebbe anche a voi, perché in questi giorni state vivendo un dramma altrettanto tremendo.

Ha detto il Papa: “non posso spiegarvi perché sia stato chiesto a voi e ai vostri cari di affrontare una tale prova, l’affetto e le parole umane di compassione che vi rivolgo oggi, sembrano molto limitate ed impotenti”, ma il Papa vi ripete con chiarezza e convinzione: “la vostra speranza non è vana, perché Cristo è veramente risorto ed ha vinto la morte”.

Abbiamo ascoltato nel Vangelo che dov’è il tuo tesoro là sarà anche il tuo cuore. Il Vangelo ci insegna che ciò che facciamo di buono in questa vita è un tesoro che ci verrà conservato in cielo.

Come si è visto bene in questi giorni tutta la città si è stretta attorno a voi.

Carissimi, tutto questo ci dice che non siete soli in questo dolore. La veglia, la fiaccolata, il pianto di tanti giovani, mamme e papà. Tutti gesti che testimoniano che questi ragazzi nella loro vita hanno saputo coltivare l’AMICIZIA. Amicizia che viene dall’Amore. L’amore che ha permesso loro di essere uniti in essa, coltivata nello sport, nella spensieratezza, nello studio e nei momenti di divertimento. Cari ragazzi l’amore che provate voi per questi vostri amici è lo stesso che ha provato Gesù per Lazzaro, suo amico, e per il quale ha pianto quando ha saputo che era morto. Perché lo amava. Lo amava come voi amate i vostri amici.

Amate, Amate, Amate sempre non smettete di amare perché solo l’amore rimane, solo l’amore vince, solo l’amore può superare il dolore, la sofferenza, l’abbandono, la tristezza.

Quell’amore dell’abbraccio, del bacio, del perdono, della solidarietà, dell’umiltà, della vita, della semplicità, della gioia. Solo l’amore può aiutarci a vivere nella speranza, nella serenità, nella luce. Perché come diceva san Paolo nel più bel inno all’amore: L’amore tutto sopporta, tutto crede, tutto spera.

Il Papa diceva ai genitori dei ragazzi coinvolti nella tragedia di CRANS – MONTANA “il vostro cuore oggi è trafitto, come lo fu quello di Gesù e di Maria sotto la croce; rivolgete a lei senza riserve le vostre lacrime e cercate in lei, nella Madonna santissima, il conforto materno che lei potrà darvi”.

I nostri cari ragazzi anche se improvvisamente, si sono presentati a Dio con tante cose buone fatte, ci hanno lasciato un bel tesoro con la loro amicizia e questo tesoro di amicizia se lo sono portati in cielo e siamo certi che il Signore ha aperto loro le sue braccia. Questo crede oggi chi ha il dono della fede e lo chiediamo per tutti noi questo dono prezioso.

Che cresca ogni giorno, fino al giorno in cui, come dirà tra poco la liturgia delle esequie: “tutti riuniti in Cristo saremo per sempre con Dio e con i nostri cari”.

Tutto è successo all’alba. Ora loro contemplano in Dio un’alba senza tramonto.