FABRIANO – “In Palestina ci sono 60 mila morti accertati, e non sappiamo quanti altri per la distruzione di ospedali, per la fame, per le condizioni di vita disumane. Non possiamo più guardare altrove mentre un genocidio viene commesso, anche con la nostra complicità economica o politica”. Le parole di Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati dal 1967, che ha ricevuto la cittadinanza onoraria a Fabriano.
Il riconoscimento, attribuito dal Consiglio comunale e consegnato dalla sindaca Daniela Ghergo, alla giurista che, con competenza e coraggio, ha riportato al centro del dibattito internazionale il valore del diritto e della giustizia come fondamento della pace”.
“Non possiamo permettercelo, – ha aggiunto Albanese – non dopo la storia che abbiamo. Dobbiamo dimostrare di essere migliori dei nostri nonni e bisnonni, e fermare questa tragedia ricordando alle istituzioni il loro dovere: rispettare e far rispettare il diritto internazionale”. Il conferimento è motivato dal “suo instancabile impegno nella tutela del diritto internazionale e nella difesa dei diritti umani; all’aver denunciato “con rigore e indipendenza le responsabilità di Stati, aziende e individui nei crimini contro la popolazione palestinese”, “aver dato voce a rischio della propria sicurezza personale, a un popolo privato di libertà, dignità, diritto all’autodeterminazione, contribuendo a riaffermare il primato del diritto sulla forza”.
“Sono profondamente emozionata – ha detto Albanese – per questa cittadinanza che non mi aspettavo e che mi onora. Ho sentito un calore autentico, una bellezza che appartiene a questo luogo e a questa comunità. Stringere tra le mani la carta Fabriano ha per me un valore simbolico fortissimo: è un momento in cui si apre una crepa, un momento doloroso ma anche necessario per riflettere su quanto crediamo nelle istituzioni come garanzia e protezione, e su quanto sia fondamentale difendere il patto più bello che abbiamo, la nostra Costituzione”.
“A livello internazionale – ha proseguito – vedo crescere un uso distorto del potere, una connivenza tra politica e interessi economici che indebolisce il senso stesso delle istituzioni. L’abuso di potere e la violazione delle leggi in nome della legge sono forme di violenza che minacciano democrazia e libertà. È pericoloso vedere colpite la libertà d’espressione, di associazione, di manifestazione. Stiamo assistendo a un vento liberticida che soffia da più parti, e non possiamo ignorarlo”.




