Macerata ieri sera si è stretta attorno alle famiglie dei giovani coinvolti nell’incidente di domenica mattina dove hanno perso la vita Nicolas Calabrese e Giorgio Franceschini. La chiesa di Piediripa non è bastata a contenere tutto il dolore della comunità…
A integrazione della Veglia anche il pensiero del vescovo Nazzareno Marconi in preghiera per le vittime e quanti sono stati coinvolti negli incidenti stradali.
Di fronte alla tragedia: lo sguardo della fede cristiana.
La morte improvvisa di giovani a seguito di incidenti stradali e il grave ferimento di alcuni di loro per le stesse cause, ovunque accadano, ma in particolare ora così vicino a noi, come avvenuto a Macerata e ad Ancona, suscitano in tutti un profondo dolore e molte domande.
Di fronte a eventi così drammatici, l’insegnamento della Chiesa indica anzitutto la via della preghiera. Essa rappresenta la prima forza del cristiano: nella preghiera comune si comprende e si percepisce la vicinanza del Signore, che non abbandona i suoi figli nel momento della prova.
Una tentazione frequente, in questi casi, è quella di concentrarsi immediatamente sulla ricerca delle responsabilità, quasi nell’illusione che eliminando ogni colpa si possa costruire un mondo senza sofferenza.
Certamente la giustizia ha il suo compito, ma il dolore di queste tragedie ci ricorda soprattutto la fragilità della condizione umana.
La nostra vita sulla terra è preziosa, ma anche profondamente segnata dalla precarietà.
Per il cristiano, questa consapevolezza porta con sé due importanti insegnamenti.
Anzitutto conferma l’annuncio di Gesù: non siamo fatti soltanto per questa vita, ma per il Cielo, per una comunione eterna con Dio, nella quale troveremo finalmente la pienezza e la stabilità che qui non possiamo possedere. In secondo luogo, la precarietà dell’esistenza ridimensiona l’attaccamento eccessivo alle cose materiali e le competizioni, gelosie ed invidie, che talvolta rendono difficili i rapporti tra le persone.
In momenti come questi, la fede richiama invece il valore della fraternità umana. Essa aiuta a vincere la paura della solitudine e il dolore dei distacchi, ricordandoci che, se nessuno può cancellare la sofferenza di chi perde una persona amata, la condivisione del dolore e la sincera compassione rendono più sopportabili anche le croci più pesanti.
La Chiesa, come comunità di fratelli che si vogliono bene in Cristo, cresce nell’amore reciproco proprio attraverso queste prove. E così anche le tragedie più grandi non risultano inutili, ne queste vite totalmente perdute: nel mistero della Sua provvidenza, Dio sa trarre un bene persino dal male più grande.
Con questa speranza affidiamo al Signore i giovani che hanno perso la vita, preghiamo per i feriti e per le famiglie di tutti e onoriamo il ricordo di chi non è più tra noi vivendo con maggiore amore, solidarietà e fede.


