Non solo "aggiustare" dopo una calamità naturale, occorre "immaginare costruire un futuro che sia realmente sostenibile nel rapporto con l'ambiente". La sollecitazione è del professor Fausto Marincioni, docente di Geografia ambientale dell'Università Politecnica delle Marche, a margine di un convegno promosso dall'Uncem Marche ad Ancona sulle strategie, i rischi e la prevenzione dal dissesto idrogeologico.
Le Marche, sottolinea Marincioni, sono purtroppo un "laboratorio" in considerazione delle varie fragilità a livello idrogeologico: dal terremoto alle frane fino ad alluvioni e mareggiate. Bisogna lavorare, spiega il professore, "per adattare il territorio alle condizioni di pericolo". Da una parte "la natura produce pericoli, eventi estremi, un fiume che alluvione, un terremoto, una faglia che si attiva"; dall'altra, "l'uomo crea vulnerabilità ed esposizione". Allora "bisogna lavorare per ridurre la vulnerabilità dell'esposizione, per adattarsi a un territorio" e "continuare a lavorare per diminuire il pericolo, controllare la natura". "Però – conclude – bisogna capire che c'è anche da lavorare su noi stessi come società, organizzarci in modo da poter coesistere, convivere con il territorio senza alterare quei processi fondamentali che regolano il funzionamento dell'ecosistema terrestre che ci dà da vivere, da respirare, da bere e da mangiare".


